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SCENARIO/ Polito: l'Italicum di Renzi riavvicina Berlusconi e Alfano

Silvio Berlusconi con Angelino Alfano (Infophoto) Silvio Berlusconi con Angelino Alfano (Infophoto)

Stiamo assistendo a un capovolgimento delle parti. Prima sembrava che Renzi dovesse far cadere il governo, quindi le altre formazioni hanno sostenuto Letta con convinzione. Adesso invece che lo scenario appare cambiato, i vari schieramenti che appoggiano l’esecutivo sono preoccupati di dover trascorrere tutto l’anno subendo gli attacchi e le critiche del segretario Pd. Ovviamente il sostegno a Letta rimane, ma chiedono un nuovo patto e una nuova squadra in cui il nuovo partito di Renzi dovrà impegnarsi e prendersi le sue responsabilità.

 

Come crede reagirà Letta allo scenario che si sta delineando?

Credo che sia pienamente d’accordo con le riforme costituzionali ed elettorali, anche perché l'attuale governo è nato anche con l’obiettivo di creare un clima politico adatto a questi cambiamenti. Anche il fatto di aver ricreato quelle larghe intese che sul piano delle riforme istituzionali erano venute meno non fa altro che allungare la vita del governo, quindi non credo che Letta abbia qualcosa da ridire. Attenzione però, perché senza dubbio anche il premier vorrà coinvolgere Renzi in un programma di governo comune: ecco perché sarà interessante scoprire cosa accadrà nelle prossime settimane e se il nuovo contratto conterrà questioni che potranno rappresentare motivi di contrasto.

 

Torniamo sulla legge elettorale. Crede sia necessario "far fuori" i piccoli partiti?

In realtà si tratta di un obiettivo già da tempo esistente. Non dimentichiamo che in questa legislatura, con il Porcellum, sono entrati cinque partiti in Parlamento, quindi stiamo assistendo a un processo già previsto dalla precedente legge elettorale. Essenzialmente si punta a ridurre il numero di quei "partitini" che sono così piccoli da essere praticamente inesistenti, e la soglia del 4 o del 5% prevista da questa nuova legge si rivelerà assolutamente efficace in tal senso.

 

Anche una legge come questa rischia di essere incostituzionale?

Dipende essenzialmente da due aspetti, a cominciare dall’entità del premio di maggioranza e dalla soglia che bisognerà raggiungere per ottenerlo. Se il primo dovesse essere troppo alto, magari del 20%, e la seconda troppo bassa, magari del 35%, allora c’è effettivamente il rischio di ricadere in quella irragionevolezza di cui ha parlato la Consulta bocciando il Porcellum. Vorrei far notare che, con il sistema spagnolo, il partito popolare di Rajoy ha vinto le elezioni con il 45% dei voti ma ha avuto il 53% dei seggi, ricevendo quindi un premio di maggioranza solo dell’8% nonostante una vittoria schiacciante. In realtà questo avviene dappertutto, un premio così alto ce lo abbiamo solo noi.

 

Il secondo aspetto di cui parlava?

Riguarda le liste bloccate. Anche in questo caso potrebbe esserci una contraddizione con quanto stabilito dalla Corte costituzionale, ma francamente non credo sia obbligatorio reintrodurre le preferenze. Sono invece dell'idea che sia sufficiente prevedere una lista bloccata, ma più corta, che poi è lo stesso modo con cui si vota nel resto d’Europa. Certo, i cittadini non potranno scegliere il proprio parlamentare, ma non dobbiamo dimenticare che spesso le preferenze si sono rivelate un sistema arcaico e clientelare di scegliere gli eletti, quindi non credo che dovremmo rimpiangerle.

 

Come esce invece Berlusconi da questo passaggio politico?