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Politica

SCENARIO/ Sansonetti: il piano di Renzi e Berlusconi per votare a giugno

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

Nel merito, la Serracchiani ha ragione nel sottolineare l’errore vistoso, ma esagera chiedendo le dimissioni. Il tono che ha usato nei confronti di un compagno di partito è un tono da guerra civile dentro il partito stesso.

 

Si è tanto parlato di rimpasto e ora ecco il Letta-bis promosso congiuntamente dei cuperliani e dal Nuovo Centrodestra per “accontentare” Renzi.

Ma no, non credo proprio che Renzi voglia “sporcarsi le mani” con questo governo: non è proprio ragionevole come cosa. Si vuole tenere le mani libere.

 

A proposito di Cuperlo. Le sue dimissioni rafforzano la posizione di Renzi e nascondono forse la frantumazione della minoranza che rappresenta?

Secondo me il punto è un altro. Cuperlo ha denunciato una cosa gravissima.

 

Ovvero?

I metodi antidemocratici di Renzi, una concezione non democratica del partito. E a questo punto io penso che Cuperlo debba uscire dal Pd e promuovere la nascita di una nuova formazione politica, democratica e di sinistra.

 

Se ne è sta parlando tanto, ma i diretti interessati frenano…

È una questione di coerenza. Mi sembra la cosa giusta da fare, sennò perché si sarebbe dimesso? Se avesse creduto che questo Pd di Renzi – nonostante tutti i dissensi che ci possono essere – può rappresentare un popolo di sinistra, allora sarebbe rimasto al suo posto. Se invece pensa di no – e io non credo che abbia torto a pensarlo –, considerando che il Pd sia ormai una realtà centrista con derive autoritarie, allora spetta a lui, in qualità di dirigente politico di sinistra, creare una nuova aggregazione.

 

Le dimissioni sono arrivate. La scissione non ancora…

Insomma, nella mia opinione il gesto delle dimissioni deve essere obbligatoriamente seguito dalla scissione. E, per replicare a chi parla di “debolezza”, dico che la scissione non sarebbe certo un atto di sconfitta, anzi sarebbe positivo. L’Italia è l’unico Paese in Europa che non ha un partito di sinistra e socialista. Fondarlo mi sembrerebbe un atto meritorio…

 

Ma la minoranza di Cuperlo sembra essere “una minoranza della minoranza”…

Non cambia la questione. Io dico a Cuperlo di fondare un partito socialista in quanto ha verificato che il Pd di Renzi non ha alcuna pretesa di essere un partito del genere; insegue anzi una forma liberale e centrista, con derive autoritarie. Quindi non mi interessa la conformazione – omogenea o eterogenea che sia – della minoranza del Pd.

 

La poltrona di Cuperlo è vacante e il posto scotta. Andrà alla minoranza?


COMMENTI
23/01/2014 - Fuori il dente, fuori il dolore (Luigi PATRINI)

Sansonetti finalmente dice “qualcosa di sinistra”: si è accorto, infatti, che Renzi non è erede della tradizione da cui, dopo varie vicissitudini, è nato il PD; anzi, dice Sansonetti, Renzi è un sosia di Berlusconi. Addirittura! Ma, come dargli torto con le scelte che sta facendo? La vera novità è che finalmente qualcuno - e Sansonetti non è certo uno qualunque - ha il coraggio di parlare così di Renzi. Quanto alla secessione del PD, io credo e ho scritto su queste pagine che sia molto probabile, anzi …certa, se, oltre che pensare e dire certe cose, qualcuno avrà il coraggio di trarne le conseguenze. Cuperlo? Non credo: ha un’aria troppo mite e poco combattiva… Finalmente comunque anche nel “monolite” (per altro ben diverso da quello di “2001, Odissea nello spazio”!) qualcosa comincia a muoversi in modo aperto e democratico: era ora! Però, se si deve votare prima del semestre di Presidenza italiana della UE, meglio farlo subito, con il proporzionale “imposto” dalla Consulta! Caro Renzi: finiscila di tenerci sulla corda perché, se - come dice uno che ti conosce certo meglio di me e di tanti altri - il tuo unico obiettivo chiaro è fare il Presidente del Consiglio, occorre che ti sbrighi, altrimenti governerai su un …cimitero! Comunque suggerisco a tutti i politici in campo di rileggersi il saggio discorso di Gamaliele (Atti 5, 34-39): avranno di che meditare!

 
23/01/2014 - Non si può (Claudio Baleani)

La sentenza CEDU Ekoglasnost c. Bulgaria del 6 novembre 2012 afferma che non si possono cambiare le regole elettorali poco prima del voto. Per il caso italiano forse il principio non si applica perché la riforma prospettata è quasi uguale alla legge precedente, salvo per il fatto che i grandi partiti potrebbero risolvere la loro posizione egemonica in ricatto o irrilevanza per i piccoli. La sostanza è che per non voler gestire il cambiamento e voltare davvero pagina finiremo per l'ennesima volta davanti ai giudici per farci dire come e quando votare. Per non dire che andare a votare significa gettare l'Italia in una guerra sotterranea per conquistare macerie.

 
23/01/2014 - Autoritarie? (luciano dario lupano)

Solo se non comandano i nipotini di Stalin! Ma li votano, quindi....In Italia chiunque voglia governare è autoritario e perchè no fascista! Finchè i grulli ci credono va bene tutto!