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ITALICUM/ 1. Il doppio accordo (segreto) che sta dietro il Porcellum 2

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

All'eccesso di questo meccanismo si somma poi l'effetto perverso dell'elevazione delle soglie di sbarramento per la partecipazione alla distribuzione dei seggi, sia all'interno e sia all'esterno delle coalizioni e per le coalizioni medesime, che permette ai tre partiti sopra il 20/25% di fare fuori (letteralmente) i partiti cosiddetti piccoli.

L'Italicum applicato ai risultati del 24-25 febbraio del 2013 avrebbe portato, a parte qualche seggio per la Südtiroler Volkspartei, al solo Pd all'incirca 322 seggi, con buona pace di Vendola e Tabacci. I restanti 290 seggi sarebbero stati distribuiti tra Berlusconi e Grillo, con buona pace di Monti, Mauro e Casini, oltre che di Fini, ed esattamente 155 al Cavaliere e 135 al M5S.

La verità è che premio, compreso l'inedito del doppio turno per il premio, e sbarramento si sposano male e questo perché il premio in sé è una alterazione della rappresentanza che non dovrebbe essere cumulata con altre alterazioni compresa la soglia di sbarramento. Inoltre, uno sbarramento sul proporzionale dell'8% ci ricorda tanto la legge elettorale turca che non è molto democratica dal punto di vista della rappresentanza. I principi europei in materia elettorale (che condizionano la legittimità delle leggi elettorali nazionali per il Parlamento europeo) non a caso prevedono una soglia di sbarramento massima del 5%.

Mi si potrebbe obiettare che, ad accogliere tutte le mie critiche, non resta altro che un governo di coalizione o di grande coalizione che in Italia è stato ribattezzato di "larghe intese".

Sì! Non resta altro, come ci sta insegnando il Regno Unito; un paese nel quale vige il principio "first past the post" per il voto e ha una vocazione al "single party government", ma che di fronte ad un "hung Parliament" (un po' d'inglese farebbe bene al nostro Renzi), cede in modo ragionevole al governo di coalizione.

Quanto, poi, al voto di preferenza per la scelta del proprio candidato da parte degli elettori, la Corte costituzionale è stata molto chiara, affermando che "Nella specie [con il porcellum 1], tale libertà risulta compromessa, posto che il cittadino è chiamato a determinare l'elezione di tutti i deputati e di tutti senatori, votando un elenco spesso assai lungo (nelle circoscrizioni più popolose) di candidati, che difficilmente conosce". E questo non cambierebbe con il Porcellum 2, l'Italicum di Renzi. Infatti anche con questo "tutti i deputati" e "tutti senatori" sarebbero votati su elenchi predeterminati e il fatto che l'elenco non sia lungo come il precedente, non modifica  "la circostanza che alla totalità dei parlamentari eletti, senza alcuna eccezione, manca il sostegno della indicazione personale dei cittadini, che ferisce la logica della rappresentanza consegnata nella Costituzione" (è sempre la Corte a scriverlo).

Da questo punto di vista il giochino delle circoscrizioni divise in "collegi plurinominali" serve a poco per parare una censura di legittimità costituzionale.



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COMMENTI
24/01/2014 - Ahimè, ahimè (Luigi PATRINI)

Articolo interessante, che presenta ipotesi conclusive ...allucinanti, ma purtroppo verosimili. Ricordo che in passato chi ora è contrario fu favorevole alle preferenze: Silvio Berlusconi afferma la necessità di introdurre nella legge elettorale “una variante che consenta ai cittadini, e non alle forze politiche, di scegliere i candidati” (Congresso del Movimento di Scilipoti, 21 ottobre 2011), tesi confermata da Maurizio Gasparri: “il Pdl insisterà perché si scelgano le preferenze” (3 settembre 2012). Ancora Renato Brunetta, Giorgia Meloni e Guido Crosetto: “in Parlamento c'è chi si batterà fino all’ultimo per introdurre il sistema del voto di preferenza, che garantisce agli italiani la libertà di decidere direttamente da chi farsi rappresentare” (5 settembre 2012). Ancor prima Angelino Alfano aveva detto: “se la sinistra ci dice sì alle preferenze già questa sera si può chiudere l’intesa sulla legge elettorale” (25 luglio 2012). L’UDC poi fu l’unico partito che si oppose fin dall'inizio all’eliminazione delle preferenze prevista dal Porcellum; anche la sinistra era d’accordo: Massimo D'Alema, è favorevole al “voto di preferenza doppio, un uomo e una donna” (23 novembre 2010), posizione recentemente condivisa da Luigi Zanda: è “necessario che il Parlamento approvi una nuova legge elettorale che restituisca ai cittadini il diritto di scegliere i propri parlamentari”. C'è chi conta sulla dimenticanza degli elettori!