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Politica

ITALICUM/ 2. Calderoli: da Alfano e Scelta civica gli stessi errori di Fini e Casini

Roberto Calderoli (Infophoto)Roberto Calderoli (Infophoto)

Si rischia che un partito triplichi il proprio effetto. Mi pare eccessivo. Io propongo l’introduzione di una clausola di dissolvenza, dettata dal buon senso, che faccia sì che nel caso in cui le elezioni non diano luogo a una maggioranza di governo omogenea sia alla Camera che al Senato, i voti del premio vengano ridivisi proporzionalmente tra tutti i partiti.

 

Come nel Porcellum ci sono le liste bloccate, corte ma pur sempre bloccate. È un punto fermo di Berlusconi?

Personalmente non ho problemi verso le preferenze, però, rispetto a liste da 3 a 6 candidati, se uno fa il ragionamento che, in linea di massima, uno va al centro-sinistra, uno al centro-destra, uno a Grillo e uno al Nord va a noi, è sostanzialmente il capolista che viene eletto. È, nei fatti, come se fosse un collegio uninominale. Poi ci saranno determinate (e poche) realtà dove per esempio in Emilia e Toscana il Pd prende anche il secondo in lista, mentre in Lombardia e in Veneto sarà il centro-destra a farlo. La gente sa benissimo chi vota…

 

Adesso chi inciderà di più nel processo di modifica della legge? M5S annuncia battaglia con un mare di provvedimenti. Ostruzionismo?

Non so se faranno ostruzionismo fine a se stesso, ma è palese che volessero un sistema proporzionale, una sorta di modello svizzero che però è inapplicabile in Italia per i motivi culturali di cui ho parlato prima. La realtà è che l’Italicum non l’ha voluto certamente solo Berlusconi. Lui e Renzi avrebbero fatto andar bene anche il modello spagnolo, ma c’è stato lo zampino dei centristi…

 

Di chi in particolare?

Del Nuovo Centrodestra di Alfano e di Scelta Civica. Lo stesso che è accaduto nel 2005 quando il mio testo è stato rimaneggiato in larga parte.

 

Una legge bipolare e bipartitica non favorisce solo una situazione di muro contro muro?

C’è il rischio. Io farei prevalere il principio di rappresentanza, ma vista la situazione attuale muoversi alla ricerca dalla stabilità e della governabilità non è certo un errore.

 

Ha ancora senso parlare di proporzionale dopo il referendum del 1991?

C’è poco da dire: il sistema proporzionale, visto il panorama attuale, non può proprio stare in piedi post-votum.

 

Si va a votare immediatamente fatta la legge o si deve aspettare prima l’abolizione del Senato?

Come ho già detto, la prima cosa da fare è la revisione del bicameralismo. Non avrebbe alcun senso andare a votare prima della riforma del Senato. Sarebbe inutile.

 

Bisogna aspettarsi un’intesa futura tra Renzi e Berlusconi circa il presidenzialismo?

Quel che è certo è che entrambi sono attratti da questa opzione, presidenziale o semi-presidenziale che sia. Ma fare una riforma di tale portata non è certo cosa semplice.

 

(Fabio Franchini)


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