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Politica

IL CASO/ Violante: la legge sul conflitto di interessi? E' l'inizio del "dopo-Berlusconi"

Luciano Violante (Infophoto)Luciano Violante (Infophoto)

Che ci possano essere obiezioni è possibile, lo si vedrà strada facendo. D’altra parte il presidente del Consiglio ha espresso un’opinione che sarà portata in Consiglio dei ministri per le valutazioni. Credo che se si agisce con equilibrio, correttezza e prudenza, sia possibile fare una buona riforma anche in questo campo. Tutte le democrazie hanno una legge sul conflitto d’interessi…

 

Entrando nel merito, cosa dovrebbe dire una legge sul conflitto d’interessi oggi in Italia? Berlusconi ora è fuori dal Parlamento, ma c’è stato per venti anni. In futuro, magari si riproporranno le stesse dinamiche…

Attenzione, il punto non mi sembra più essere Berlusconi. Proprio perché oggi legiferiamo al buio, senza sapere a chi si applicherà, si potrebbe fare una buona legge.

 

Quindi?

Una buona legge dovrebbe riguardare anche le giunte regionali e comunali. Faccio un esempio: quando il presidente della regione Sardegna era Soru c’era lo stesso problema, così come per Genovese, sindaco di Messina. Soru risolse la questione facendo approvare, con la consulenza del professor Uckmar, uno dei maggiori specialisti in Italia, una buona legge regionale ed applicandola a sé stesso. Mario Draghi prima di andare alla Banca Europea costituì un blind trust per i suoi investimenti finanziari. È quindi una sciocchezza pensare che il tutto sia legato a Berlusconi e alla carica di presidente del Consiglio.

 

Ma perché serve questa legge?

Una volta i dirigenti politici venivano direttamente dalla politica. Quando invece sono iniziati ad arrivare dal mercato si è posto il problema. Questo è il punto centrale. Non a caso la prima legge seria in materia è stata fatta negli Stati Uniti, dove è abitudine che ci sia un interscambio tra il mondo del mercato e quello della politica.

 

Quali paletti mettere dunque?

Innanzitutto delineare chiaramente le soglie entro le quali si applicherebbe. Non può riguardare sole le cariche nazionali, ma anche quelle regionali e comunali. Inoltre, le soluzioni più serie sono quelle che ruotano attorno a blind trust, come ha fatto appunto Mario Draghi. La gestione della parte di patrimonio incompatibile con la funzione è gestito da un terzo, scelto da un’Autorità indipendente, ad esempio l’Antitrust.  Ma vorrei avvertire che una buona legge antitrust è molto  complessa.

 

(Fabio Franchini)

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COMMENTI
25/01/2014 - Le 7 vite di Berlusconi (Carlo Cerofolini)

Ma si è proprio sicuri che Berlusconi non rientrerà nel Parlamento, magari europeo? E se inoltre poi la Corte di Giustizia europea diciamo riabilitasse il Cavaliere, come la metterebbero i “sinceri democratici”? E se infine le prossime elezioni europee e/o politiche le vincesse il centrodestra?

 
25/01/2014 - Domandina. (luciano dario lupano)

Non è un po' riduttivo, e rischioso, limitarsi al conflitto d'interessi del Cavaliere, e non ce n'era bisogno per dimostrare la pretestuosita' di Letta, quando ovunque si rileva un continuo ed incancrenito intreccio economico/politicante? Dovrebbe stare molto attenta la gloriosa ed onestissima Sinistra, che avrebbe gia' avuto molte occasioni di proporla e non l'ha fatto chissa' perche', ad introdurre certe proposte che non servono ad altro che sviare l'attenzione ed in primis a mettere ostacoli a Renzi che, udite udite, è un dittatorello decisionista. Ma eventualmente ci pensa la "equidistante" Magistratura a sistemare le cosette!