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IL CASO/ Violante: la legge sul conflitto di interessi? E' l'inizio del "dopo-Berlusconi"

LUCIANO VIOLANTE commenta la proposta di Enrico Letta di rimettere al centro dell'agenda politica la legge sul conflitto d'interessi, questione non certo limitata a Berlusconi

Luciano Violante (Infophoto) Luciano Violante (Infophoto)

L’affondo di Letta è arrivato a Otto e Mezzo, ospite di Lilli Gruber. Il premier, a sorpresa, è tornato a parlare di conflitto d’interessi e della volontà di regolare, dopo tanto (troppo) tempo una questione che, come leitmotiv del centro-sinistra (salvo però non legiferare mai in merito), ha dominato i vent’anni di berlusconismo. Queste le parole del presidente del Consiglio: “È ora di affrontare le regole per il conflitto di interessi, gli italiani le aspettano da tanti tempo e ora l’affronteremo. Sarà uno dei punti su cui discuteremo nelle prossime settimane. Vorrei entrare nel vivo di questioni legate al trionfo della legalità, ci sono troppi conflitti nel paese”. Tentativo, forse, di mettere i bastoni tra le ruote all’accoppiata Renzi-Berlusconi? Lo abbiamo chiesto a Luciano Violante (Pd), giurista, già presidente della Camera e “saggio” di Giorgio Napolitano.

Perché il premier Letta ha rispolverato la questione del conflitto d’interessi proprio ora?

Innanzitutto perché finché c’era Berlusconi era impossibile procedere. Adesso invece è venuta meno questa condizione e quindi si può provvedere in merito. Poi, è un tema ispirato alla tutela della concorrenza e sul quale l’elettorato di centrosinistra è particolarmente sensibile.

Riproporre un tema del genere non è forse un tentativo implicito di indebolire l’asse Renzi-Berlusconi?

Per mia abitudine non ho mai ragionato sulle supposizioni: preferisco ragionare sui fatti. Inoltre Silvio Berlusconi non è in Parlamento né al Governo e quindi la legge non lo riguarderebbe.

Ha parlato dell’elettorato di sinistra, non è che Letta, criticato spesso per il suo “centrismo”, ha voluto dire qualcosa di sinistra?

Io credo che se questo esecutivo riesce a fare la riforma elettorale, la riforma costituzionale e il conflitto d’interessi è veramente un governo del cambiamento, in positivo. In ogni caso la legge sul conflitto di interessi ha natura liberale ed è propria del capitalismo pulito.

Quali conseguenze può però innestare una proposta del genere?

Io credo che ci siano le condizioni per fare una buona legge e di farla anche – spero – con il concorso delle opposizioni. Io stesso fui il redattore di una proposta seria e ampiamente discussa in Parlamento sul conflitto d’interessi nel 2007. Poi però ci fu lo scioglimento delle Camere e non riuscimmo ad approvarla.

Ma è una legge urgente e pertinente rispetto alla situazione attuale? Insomma, è il momento adatto?

Le relazioni che l’Antitrust, ormai da anni, presenta ogni sei mesi in Parlamento sono tutte molto critiche nei confronti dell’applicazione della legge vigente. Bisogna partire proprio da queste critiche per correggerla. D’altra parte leggi così complesse, per loro stessa natura, devono passare attraverso un frequente lavoro di manutenzione. La legge Frattini attualmente in vigore (legge del 20 luglio 2004, n. 215, ndr) è ritenuta ininfluente ed irrilevante  da tutti coloro che si occupano del settore: deve essere corretta.

Non c’è però il rischio che discutere di un argomento spinoso come quello del conflitto d’interessi possa frenare le riforme della road map tracciata da Renzi e abbracciata, per forza di cose, da Letta?


COMMENTI
25/01/2014 - Le 7 vite di Berlusconi (Carlo Cerofolini)

Ma si è proprio sicuri che Berlusconi non rientrerà nel Parlamento, magari europeo? E se inoltre poi la Corte di Giustizia europea diciamo riabilitasse il Cavaliere, come la metterebbero i “sinceri democratici”? E se infine le prossime elezioni europee e/o politiche le vincesse il centrodestra?

 
25/01/2014 - Domandina. (luciano dario lupano)

Non è un po' riduttivo, e rischioso, limitarsi al conflitto d'interessi del Cavaliere, e non ce n'era bisogno per dimostrare la pretestuosita' di Letta, quando ovunque si rileva un continuo ed incancrenito intreccio economico/politicante? Dovrebbe stare molto attenta la gloriosa ed onestissima Sinistra, che avrebbe gia' avuto molte occasioni di proporla e non l'ha fatto chissa' perche', ad introdurre certe proposte che non servono ad altro che sviare l'attenzione ed in primis a mettere ostacoli a Renzi che, udite udite, è un dittatorello decisionista. Ma eventualmente ci pensa la "equidistante" Magistratura a sistemare le cosette!