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SCENARIO/ Il tappo, la bottiglia e il quid dei moderati

Silvio Berlusconi (Infophoto) Silvio Berlusconi (Infophoto)

Il secondo ordine di motivi che ostacola il corrispondente evolversi del sistema politico italiano anche nel suo emisfero di centro-destra è la resilienza elettorale di Berlusconi. Tale forza, che accredita ancora Forza Italia di un 20-22% avrebbe anche dell’inspiegabile se accostata al drammatico  legato (non solo economico)  del suo ventennale dominio della politica italiana ed al generale vento di livore che soffia, non ingiustificatamente, su un’intera classe politica. E tuttavia le due cose sono una la spiegazione dell’altra. Berlusconi è elettoralmente forte per ciò che ha fatto, ma soprattutto per quello che non ha fatto. Quello che ha fatto, e quello che si è guardato bene dal fare, sono in rapporto eziologico con la crisi sistemica in cui si è impantanato il paese. Non si comprende bene il fenomeno Berlusconi se non lo s’inquadra in una visione sistematicamente “marketing oriented” della politica (e di conseguente vista corta).

Non ha nulla di casuale che la spesa corrente al netto degli interessi dal 2001 al 2009  è passata da poco meno il 40% al circa il 48% del Pil (anche, negli ultimi anni, a causa del calo del reddito nazionale), che la pubblica amministrazione nei governi Berlusconi è rimasta sostanzialmente un sacrario inviolato dall’esangue produttività, che gli interessi arroccati nelle corporazioni non si sono toccati e non ci si è posti il problema di aprire i mercati protetti, che l’evasione e la corruzione non sono state aggredite (anche culturalmente), con strumenti straordinari, quali ipoteche economiche incompatibili con lo sviluppo italiano in un contesto di competizione tra paesi.

Il non fare o il costruire l’agenda politica secondo ciò che la sondaggista di fiducia indica quali “desiderata” collettivi, è stato parte delle strategie per l’acquisizione e la gestione del consenso. Ma in un mondo globalizzato che correva e ci metteva fuori mercato tali politiche sono state veleno. La storia ci ha consegnato il più grande follower di successo la cui gestione democristiana 2.0, scientificamente evoluta,  ne ha preservato uno zoccolo duro di consenso. Ma se la linea economica di un partito la fa la Ghisleri con  il suo istituto demoscopico -sull’IMU o su altro- l’effetto sarà un’ alterazione dell'efficienza del mercato del consenso; una sorta di gara truccata dal doping di una politica ciecamente “poll-oriented”  i cui steroidi vengono fatti pagare, come è stato, al corpo della nazione.

La forza di Berlusconi è dunque la sua debolezza che lo ha consegnato alla storia europea come “unfit to govern”. Ma chi ha il coraggio di alzare il ditino e dirlo nel centro destra? Qualcuno un seme dovrà pur gettarlo prima o poi.