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Politica

SCENARIO/ Il tappo, la bottiglia e il quid dei moderati

Comunque la si pensi, Renzi sta trasformando lo scenario politico, non solo a sinistra, ma anche a destra. Ecco cosa sta cambiando in Italia secondo SALVATORE ZANNINO

Silvio Berlusconi (Infophoto)Silvio Berlusconi (Infophoto)

La si pensi come si vuole sui contenuti, sulle forme, sugli esiti preconizzabili dell’opera di selettiva demolizione che Matteo Renzi sta conducendo nella (ex) foresta pietrificata del centro-sinistra italiano, un dato è certo. Niente sarà più come prima perché “il prima” è stato asfaltato. Un processo di profondo rinnovamento è in corso ed esso ha investito uomini e contenuti programmatici essendo la forza d’urto politica dei secondi non insensibile alle facce dei primi. Perché se è vero come diceva Massimo D’Alema di Renzi che da quella bocca può uscire di tutto, come da quella di Virna Lisi, è altrettanto vero che per alcune bocche, in un paese che ha imbracciato “i forconi”, vale la regola contraria. Così, sentire concionare uomini simbolo del ventennio Berlusconiano, su “innovazione”, “legalità”, “merito” pare esondare anche i confini dell’ossimoro. Ed imporre qualche domanda.

Perché la  questione su cui Scalfari, Mieli, Ferrara, ognuno da angoli diversi, si interrogano in recenti editoriali sul futuro del centro-destra italiano, merita attenzione quale problema sistemico. Quel processo di “ristrutturazione” del centro-sinistra italiano innescato  dal “renzismo” è o no il frutto  del default di massa di una intera classe dirigente (magari non solo politica)? E se è cosi, se è vero quello che vediamo sotto i nostri occhi: un paese straziato da vent’anni d’immobilismo, che ha evitato il crac finanziario per un soffio ma non il collasso economico, questo processo non avrebbe dovuto essere simmetrico? Riguardare a fortiori chi ha avuto pari o superiori responsabilità di governo (si parva licet memoriae, Berlusconi ha retto il paese per circa otto degli ultimi tredici anni). Avrebbe dovuto. Dovrebbe. Altrimenti il futuro sistema politico italiano rischia di camminare con una gamba sola. Ma qui la questione si fa notoriamente più complessa per due ordini di motivi che si compenetrano. L’assenza di un contenitore rispondente a dinamiche democratiche, dunque contendibile , la permanenza di una significativa forza  elettorale di Berlusconi.

Quanto al primo requisito è fin troppo banale osservare che un Renzi (vero) nell’attuale configurazione “proprietaria” del maggior partito di centro-destra sarebbe morto in culla semmai fosse stato concepito. E coloro che volessero a lui ispirarsi per ascriversi un processo di radicale rinnovamento (facce e idee fresche finalmente  in armonia) dell’altro emisfero politico - un nome a caso, il giovane sindaco di Pavia, in testa alle più recenti classifiche di gradimento tra i sindaci italiani di IPR marketing - sarebbero sottoposti a trattamento sanitario obbligatorio. Ed infatti è semplicemente inconcepibile. Al più è lecito prendere il coraggio a due mani e dichiararsi “diversamente berlusconiani”, nella speranza che il nuovo sistema elettorale, nella sua finale configurazione, non faccia  domani rimangiare anche quello. Nessuna gaiezza iconoclasta è lontanamente ipotizzabile, nessun (vero) ricambio d’aria possibile, fino a quando non esisterà un terreno di confronto con “ordinarie” (nei partiti occidentali) regole del gioco; regole, per intendersi ancora meglio, diverse dal “beauty contest” che incoronerà Toti o dalla successione dinastica.