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SCENARIO/ De Girolamo e le preferenze "smontano" il governo Letta

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Enrico Letta (Infophoto)  Enrico Letta (Infophoto)

Una settimana fa sembrava tutto facile: all'indomani dello storico faccia a faccia fra Renzi e Berlusconi, pareva che la strada delle riforme, legge elettorale e non solo, fosse tracciata, fosse sostanzialmente in discesa. Sono bastati una manciata di giorni perche i frenatori si organizzassero per rendere difficile la vita a quell'intesa, al punto da rischiare di metterla in discussione.

La principale leva su cui agisce il fronte contrario è quella delle introduzione delle preferenze. Cancellate vent'anni fa da un doppio referendum perché ritenute pericoloso terreno per potentati più o meno leciti, oggi le preferenze vengono sbandierate come irrinunciabile istituto democratico. Il Nuovo centro destra di Alfano ne ha fatto il proprio vessillo, ma gli stessi argomenti vengono usati dai centristi e dalla minoranza interna al Pd. 

Tutti sanno che il no al ritorno al voto di preferenza è il prezzo richiesto da Berlusconi per aderire all'intesa, e che quindi colpire in quel punto il vasto accordo, vuol dire farlo saltare. Vuol dire vanificarlo. Il Cavaliere ha ceduto sul doppio turno eventuale, ma sulle preferenze non può, perché il suo rimane dopo vent'anni ancora un partito totalmente carismatico, che non potrebbe imbarcare alleati assai più bravi a manovrare pacchetti di voti. Un esempio per tutti, l'Udc di Casini.

La questione è tanto chiara che proprio sulla reintroduzione delle preferenze ha concentrato tutta la sua potenza di fuoco il fronte antirenziano dentro il Pd. Il sindaco di Firenze, che ha spiegato non essere pregiudizialmente contrario alle preferenze, si giocherà una discreta fetta di credibilità nel dimostrare di sapere mantenere la parola data a Berlusconi. Non a caso Maria Elena Boschi ha richiamato i suoi alla disciplina di partito, subito dopo l'incontro dei componenti democratici della commissione Affari costituzionali della Camera. Come a voler ricordare che su una materia tanto delicata non sono ammessi voti di coscienza.

A complicare le cose ci si è messa anche una fuga in avanti di Brunetta, secondo cui subito dopo aver approvato la nuova legge elettorale si tornerà a votare. Ne sono seguiti gli anatemi dei collaboratori di Renzi, ma soprattutto gli interventi di Verdini, e dello stesso Berlusconi che nel videomessaggio del ventennale della discesa in campo ha fatto chiara allusione a un ampio ventaglio di riforme, quelle "che noi auspichiamo da anni e che finalmente anche la sinistra sembra voler auspicare". Quindi non solo legge elettorale.

Risolto in un lampo il caso Brunetta, subito dopo è stato chiaro che l'anello debole di questa fase politica è il governo. Le dimissioni di Nunzia De Girolamo affrettano i tempi del rimpasto e della sottoscrizione del nuovo patto di governo. 


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COMMENTI
27/01/2014 - Come riempire con il vuoto il nulla (Carlo Cerofolini)

Disquisire sulla legge elettorale, senza rendersi conto (?) che se non si cambia la Costituzione in senso presidenzialista o di premierato forte all’inglese mai l’Italia sarà governabile, è semplicemente continuare a voler prendere in giro gli italiani riempiendo – al solito – con il vuoto il nulla.

 
27/01/2014 - Quelli che ... (Luigi PATRINI)

La situazione è davvero molto grave, ma forse se ne uscirà per un ...miracolo: ogni tanto capitano! I miei studenti di Liceo, nei miei ultimi anni di insegnamento prima della pensione, non sapevano neppure cosa fosse l'Unione Sovietica! Ed io avrei scommesso che sarei morto prima della sua fine!!! Più che l'esempio di Casini, però, varrebbe la pena citare la vicenda di Formigoni che in tempi recenti ha finalmente capito di che pasta è il Cav., riconoscendo che, alle Regionali del 2010, lo "ha trattato male" impedendogli di fare una sua "lista del presidente". Le preferenze, come ho segnalato qualche giorno fa in un commento, le voleva anche Berlusconi, ora non le vuole e si capisce perché; capisco bene i limiti che esse hanno, ma eliminarle in un momento in cui la politica ha perso quasi del tutto la sua credibilità, è proprio segno di caparbia insipienza e spero che gli elettori se ne rendano conto. Ma perché lasciarle a a tutti gli altri livelli elettivi? La saggezza popolare ci ricorda che "Quelli che Dio vuol perdere li confonde": forse è un po' esagerata, ma ha del vero, almeno nei desideri del popolo...

 
27/01/2014 - C'è chi smonta e chi rimonta. (claudia mazzola)

E' sempre la stessa solfa in politica.Però non voglio fare come molti progressisti infastiditi dal mondo che non gli corrisponde, io amo questa realtà, politica compresa!