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ITALICUM/ Il giurista: i 5 effetti perversi di un voto deciso "a tavolino"

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Il Senato (Infophoto)  Il Senato (Infophoto)

Sconcerta, in definitiva, il carattere surreale delle argomentazioni apportate dai promotori della riforma. Viene in mente la sprezzante risposta di quell'imprenditore edile, che, accusato d'aver costruito un imponente complesso edilizio a ridosso del mare, propose la seguente soluzione: "prolungare il bagnasciuga e spostare il mare più lontano!".

Ed è proprio così. L'intera riforma è calibrata sull'interesse di due leader, che hanno il pari problema di avere garantite una stretta accondiscendenza partitica e una vasta sequela politica, in modo da governare con la minore opposizione coalizionale e parlamentare possibile. A fare le spese di una tale riduzione costituzionale, sapientemente mascherata da un abile marketing politico, sono la tenuta democratica e la funzionalità del sistema di risulta, quest'ultimo privato della responsabilità politica personale, territoriale e istituzionale. 

Una volta riammesso il meccanismo delle liste bloccate, il singolo parlamentare continuerà a dipendere dalle segreterie di partito e non già dal corpo elettorale; per non dire dell'eventualità che la distribuzione dei seggi all'interno di ogni coalizione premi nominativi territorialmente estranei alle singole circoscrizioni interessate. Gli stessi organi di rappresentanza assumeranno un ruolo servente e non già autonomo rispetto a quello governativo: la Camera dei deputati, occupata da parlamentari di fidata nomina partitica, sarà incapace di una propria autonoma capacità di controllo; il Senato, divenuto espressione delle regioni e delle autonomie locali, avrà un ruolo marginale non solo per la modifica del bicameralismo, ma soprattutto per la riforma delle regioni: queste ultime, private di gran parte delle proprie funzioni, s'interrogheranno sul proprio effettivo ruolo, divenendo soltanto centri di spesa periferici.

A ben vedere, ciò che la riforma censura, prima ancora della responsabilità politico-istituzionale, è lo stesso fattore umano, è il capitale umano: la capacità degli elettori di scegliere secondo coscienza e degli eletti di agire secondo il proprio mandato; è il pluralismo democratico, costituito da una pluralità di livelli di governo politicamente significativi, quasi che la democrazia politica e quella territoriale siano diventate un'inutile ingombro rispetto alle esigenze dei mercati e alle urgenze della spending review

Ecco perché le rassicuranti dichiarazioni sopra riportate appaiono surreali e disarmanti. Eppure, i grandi media nazionali acclamano ai nuovi slogan del patto riformatore, sminuendo l'entità dei relativi limiti e pericoli e orientando l'opinione pubblica verso un tale disegno.

Diviene così ancora più difficile decifrare la vera sostanza dell'accordo. Mentre invece ne sono assai chiare le conseguenze.



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COMMENTI
29/01/2014 - Legge elettorale. (Lindo Caprino)

Ma è risaputo che i grandi media nazionali sono semplici cinghie di trasmissione del consenso verso i temi e le posizioni dei partiti della sinistra, qualunque esse siano.

 
28/01/2014 - Sì al presidenzialismo no alle Regioni (Carlo Cerofolini)

O si riforma la Costituzione in senso presidenzialista eliminando anche le Regioni o non si va da nessuna parte o meglio andremo in rovina spolpati da una Ue a trazione germanica.

 
28/01/2014 - il pluralismo democratico e le Regioni (umberto persegati)

Non condivido che le Regioni siano considerate come indispensabili al pluralismo democratico e istituzionale. Non sono esistite per decenni dopo l'entrata in vigore della Costituzione: in detto periodo la democrazia in Italia si è consolidata ed il funzionamento della macchina statale era più efficiente ed economico. L'avvento delle Regioni ha portato sperpero di pubblico denaro, una famelica classe di politicanti di risulta, litigi a iosa avanti alla Corte Costituzionale, frammentazione dell'ordinamento legislativo; ha fomentato, per di più, le spinte separatiste fra Nord e Sud. L'errore che sta compiendo il Parlamento è quello di sopprimere le Province al posto delle Regioni: tre livelli di governo territoriale sono sufficienti. un quarto è d'avanzo, e per quello che si è sperimentato in Italia, dannoso per la comunità.

 
28/01/2014 - In Te, Domine, speravi! (Luigi PATRINI)

L'articolo è perfetto: dice con chiarezza realtà evidenti, ma che in pochi hanno il coraggio di esternare con tanta semplicità! C’è nell’aria una sorta di “cupio dissolvi”, una voglia di roulette russa, peccato che sia fatta sulla pelle del popolo e nel pieno disinteresse di quel bene comune che, se fosse il vero obiettivo della nostra classe politica, porterebbe ad avere affetto e simpatia per la gente comune, per i suoi problemi, per le sue speranze. Così invece si vede trionfare la “brama di potere” di due persone, mentre si dimentica che la vera Politica è arte ci creare amicizia, come diceva S. Ambrogio, e che i Politici veri dovrebbero avere il desiderio e la preoccupazione di farsi amare da chi governano, come diceva Benedetto XVI nell’incontro che ha avuto a Milano con le pubbliche autorità nel giugno 2012. Ma che tanti parlamentari siano così offuscati nella mente è davvero …diabolico! E' proprio vero: quelli che vuol perdere, Dio li confonde. In te, Domine, speravi: non confundar in aeternum!