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Politica

ITALICUM/ Il giurista: i 5 effetti perversi di un voto deciso "a tavolino"

L’intera riforma dell'Italicum è calibrata sull’interesse dei due leader per garantirsi una stretta accondiscendenza partitica e una vasta sequela politica. VINCENZO TONDI DELLA MURA

Il Senato (Infophoto)Il Senato (Infophoto)

Nella convulsione mediatica seguita alla pubblicazione del patto di riforma costituzionale ed elettorale siglato fra Renzi e Berlusconi, almeno due sono le dichiarazioni che, fra le tantissime circolate, fanno trasecolare per l'insita faciloneria o – peggio ancora - per la sprezzante dissimulazione. 

La prima dichiarazione ha valenza istituzionale, giacché è stata formulata da Francesco Paolo Sisto (Forza Italia), presidente della Commissione Affari costituzionali della Camera e relatore della legge elettorale. A proposito della contrarietà manifestata da tante forze politiche sul modello elettorale in discussione, proprio su ilsussidiario.net egli ha seccamente risposto: "Ovviamente alcune misure possono piacere e non piacere, ma francamente resto dell'idea che le migliori transazioni sono quelle che scontentano un po' tutti, ed è proprio questo il caso".

E così, da esperto avvocato qual è, il presidente Sisto ha applicato sul piano politico-parlamentare categorie e metodologie proprie della prassi forense. Il guaio è che c'è una bella differenza fra la negoziazione stragiudiziale e quella legislativa o costituzionale, essendo divergente tanto l'oggetto, quanto la finalità perseguita. Negli accordi stragiudiziali le parti addivengono a un accordo riguardante i propri interessi personali e patrimoniali, al fine di evitare un contenzioso ritenuto dispendioso, estenuante e incerto nell'esito; il sacrificio parziale di ciascuna parte, insomma, è funzionale al vantaggio economico comunque conseguito. Negli accordi del secondo tipo, al contrario, le parti addivengono ad un accordo riguardante non già gli interessi individuali, bensì i diritti politici della collettività, al fine di assicurare alla generalità dei consociati una futura vita democratica; il sacrificio parziale di ogni parte, di conseguenza, non può essere rimesso all'arbitraria valutazione di ciascuna delle stesse, dovendo piuttosto rispettare i preminenti limiti dettati dalla Costituzione a tutela dell'interesse generale.

È un fatto che il meccanismo elettorale ipotizzato ridurrebbe a tre o, al massimo, a quattro gruppi la rappresenta politica, escludendo – attraverso sbarramenti e premi – la presenza in parlamento del 20% degli elettori che si recheranno alle urne (1 su 5 votanti).

La seconda dichiarazione è tratta proprio dal patto Renzi-Berlusconi. A giustificazione della previsione di collegi elettorali plurinominali e con circoscrizioni a liste bloccate, è previsto quanto segue: "I seggi vengono distribuiti su circoscrizioni molto piccole (da 4 a 5 seggi in palio al massimo), in modo che i nominativi dei candidati possano essere stampati direttamente sulla scheda". E così il sistema delle liste bloccate e la quantificazione dei seggi territorialmente rimessi (meglio: sottratti) alla libera scelta popolare, sono fatti dipendere da considerazioni che meglio si attagliano al Poligrafico dello Stato! E ciò quasi che il numero dei candidati da stampare sulla singola scheda dipenda dalla grandezza della medesima scheda e non, piuttosto, dal tipo di carattere tipografico impiegato; quasi che, insomma, sia il sistema elettorale a doversi adeguare alle esigenze tipografiche e non viceversa! 


COMMENTI
29/01/2014 - Legge elettorale. (Lindo Caprino)

Ma è risaputo che i grandi media nazionali sono semplici cinghie di trasmissione del consenso verso i temi e le posizioni dei partiti della sinistra, qualunque esse siano.

 
28/01/2014 - Sì al presidenzialismo no alle Regioni (Carlo Cerofolini)

O si riforma la Costituzione in senso presidenzialista eliminando anche le Regioni o non si va da nessuna parte o meglio andremo in rovina spolpati da una Ue a trazione germanica.

 
28/01/2014 - il pluralismo democratico e le Regioni (umberto persegati)

Non condivido che le Regioni siano considerate come indispensabili al pluralismo democratico e istituzionale. Non sono esistite per decenni dopo l'entrata in vigore della Costituzione: in detto periodo la democrazia in Italia si è consolidata ed il funzionamento della macchina statale era più efficiente ed economico. L'avvento delle Regioni ha portato sperpero di pubblico denaro, una famelica classe di politicanti di risulta, litigi a iosa avanti alla Corte Costituzionale, frammentazione dell'ordinamento legislativo; ha fomentato, per di più, le spinte separatiste fra Nord e Sud. L'errore che sta compiendo il Parlamento è quello di sopprimere le Province al posto delle Regioni: tre livelli di governo territoriale sono sufficienti. un quarto è d'avanzo, e per quello che si è sperimentato in Italia, dannoso per la comunità.

 
28/01/2014 - In Te, Domine, speravi! (Luigi PATRINI)

L'articolo è perfetto: dice con chiarezza realtà evidenti, ma che in pochi hanno il coraggio di esternare con tanta semplicità! C’è nell’aria una sorta di “cupio dissolvi”, una voglia di roulette russa, peccato che sia fatta sulla pelle del popolo e nel pieno disinteresse di quel bene comune che, se fosse il vero obiettivo della nostra classe politica, porterebbe ad avere affetto e simpatia per la gente comune, per i suoi problemi, per le sue speranze. Così invece si vede trionfare la “brama di potere” di due persone, mentre si dimentica che la vera Politica è arte ci creare amicizia, come diceva S. Ambrogio, e che i Politici veri dovrebbero avere il desiderio e la preoccupazione di farsi amare da chi governano, come diceva Benedetto XVI nell’incontro che ha avuto a Milano con le pubbliche autorità nel giugno 2012. Ma che tanti parlamentari siano così offuscati nella mente è davvero …diabolico! E' proprio vero: quelli che vuol perdere, Dio li confonde. In te, Domine, speravi: non confundar in aeternum!