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Politica

ITALICUM/ Il giurista: istruzioni a Renzi per tornare indietro

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In secondo luogo, nel nostro ordinamento le motivazioni non hanno valore cogente di precedente, ma, ben diversamente, costituiscono l'esposizione pubblica e ragionata delle considerazioni che hanno indotto la Corte a decidere in un determinato senso. Certo, la Corte, anche per conservare autorevolezza, tende a non smentire sé stessa, ma vi sono stati anche casi eclatanti di revirement giurisprudenziale. Del resto, questa stessa sentenza è criticata da chi ipotizzava, propria sulla scorta di una data interpretazione dei precedenti, che dovesse consistere in una mera dichiarazione di non liquet. Pertanto alle motivazioni non si può dare il carattere che è proprio soltanto dei dispositivi.  

In terzo luogo, le pronunce dei giudizi di costituzionalità hanno effetti giuridici soltanto sulle leggi che sono state oggetto delle questioni di costituzionalità. In sostanza, date le specifiche modalità di accesso alla Corte costituzionale (che non giudica in via preventiva, ma solo dopo l'approvazione delle leggi), dalle sue sentenze non possono trarsi vincoli o obblighi costituzionalmente rilevanti anche per la legislazione futura. Il legislatore avvertito, però, sa che la patente violazione di principi costituzionali delineati dalla Corte costituzionale nelle motivazioni delle sentenze, lo espone in futuro a probabili censure di costituzionalità, tanto più nei settori sensibili dell'ordinamento o dove si concentra l'attenzione dell'opinione pubblica.  

In conclusione, dalle motivazioni di questa sentenza non vanno tratti i canoni costituzionali della futura legge elettorale "perfetta", ma i confini di quel sentiero che il legislatore responsabile non può non tenere in considerazione nella predisposizione della futura normativa elettorale.   

Dunque, ecco in breve cosa ha detto la Corte: è incostituzionale il vigente sistema elettorale proporzionale perché è caratterizzato da una pluralità di condizioni che alterano in modo costituzionalmente inaccettabile il rapporto di rappresentanza tra elettori ed eletti. E ciò perché sussiste una pluralità di condizioni e modalità che rendevano il sistema palesemente distorsivo e dunque non rispondente ai principi democratici. La Corte si è poi premurata di aggiungere che questa disciplina non è "comparabile né con altri sistemi caratterizzati da liste bloccate solo per una parte dei seggi, né con altri caratterizzati da circoscrizioni elettorali di dimensioni territorialmente ridotte, nelle quali il numero dei candidati da eleggere sia talmente esiguo da garantire l'effettiva conoscibilità degli stessi e con essa l'effettività della scelta e la libertà del voto (al pari di quanto accade nel caso dei collegi uninominali)."  

In breve, a determinare la pronuncia di illegittimità costituzionale è stata la valutazione dell'intero meccanismo elettorale, cioè considerando quest'ultimo in tutte le sue componenti e conseguentemente nel rapporto complessivo che può essere rintracciato tra l'espressione della volontà dei votanti e l'esito della competizione. Ciò che rileva, dice la stessa Corte, "in definitiva, è la circostanza che alla totalità dei parlamentari eletti, senza alcuna eccezione, manca il sostegno della indicazione personale dei cittadini, che ferisce la logica della rappresentanza consegnata nella Costituzione".


COMMENTI
29/01/2014 - La questione è solo "politica" (Luigi PATRINI)

Articolo chiarissimo: è a tutti evidente che la questione delle preferenze è solo "politica", che, cioè, l'introduzione o meno della possibilità di esprimere una o due preferenze è decisa dall'immagine che si ha della Politica: se essa sia uno "strumento" utile costruire l'amicizia tra le persone, aiutandole ad affrontare i problemi reali della vita e creando solidarietà, oppure se debba essere uno strumento per esercitare il potere per propri vantaggi personali o del proprio gruppo o partito, cosa che può realizzarsi solo con l'inevitabile conseguenza di danneggiare altre persone, gruppi o partiti, secondo la logica "animale" (ma neppure di tutti gli animali!) del "mors tua vita mea". Questa è la vera scelta che chi fa politica (anzi: Politica) deve fare preventivamente. Il resto è tutta conseguenza di questa scelta, anche la scelta di restituire o meno un po' di sovranità al popolo! Questo farà vedere chi è veramente "popolare" e chi, invece, è solo un "populista", anche se indossa vesti presentabili. Oggi, purtroppo, riesce difficile - ad un Popolo che il bipolarismo e le tv hanno ridotto a "massa di tifosi" - riconoscere il vero mentitore che si traveste; certo che ...se a travestirsi sono anche coloro che dovrebbero essere "sale della terra"!!!....