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ITALICUM/ Il giurista: istruzioni a Renzi per tornare indietro

Mai come in questi giorni di trattative sulla legge elettorale la sentenza anti-Porcellum della Corte è stata tirata per la giacchetta. Il caso preferenze secondo GIULIO M. SALERNO

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La questione politica della presenza o meno delle preferenze nel nuovo sistema elettorale, è semplice. Chi ne vuole l'introduzione, intende non soltanto limitare lo ius decidendi tradizionalmente esercitato da chi seleziona le candidature all'interno di ciascun partito. Soprattutto, ritiene di poter condizionare dall'interno e dall'esterno la configurazione delle future coalizioni che si presenteranno al voto. Si tratta per lo più delle forze minori o che comunque si troverebbero in difficoltà nel superamento delle soglie di sbarramento. Chi vuole le liste bloccate, ha una posizione del tutto opposta. Conscio della propria forza – cioè del sicuro superamento delle soglie di sbarramento – non vuole intralci: che i piccoli si arrangino, o meglio si acconcino alla volontà del partito "sovrano".  

La possibilità di esprimere una o più preferenze è dunque uno dei temi cruciali nella riforma in corso di esame parlamentare: ogni nuovo sistema elettorale determina, infatti, una nuova offerta politica e condiziona inevitabilmente le scelte dei votanti. Di conseguenza, il futuro di una buona parte della classe politica oggi presente in Parlamento si gioca anche su questo. Tanto più che le preferenze potrebbero reagire in modo imprevedibile sullo stato liquido che accomuna tutti i partiti attualmente rappresentati nelle Camere: la presenza del voto di preferenza ne consentirebbe la solidificazione o al contrario ne accentuerebbe la totale sublimazione allo stato gassoso, rendendoli ancor più virtuali di quanto già non lo siano?

Dal punto di vista costituzionale, i contendenti usano appoggiarsi sulla pronuncia della Corte costituzionale che ha dichiarato la parziale illegittimità del cosiddetto "Porcellum", interpretando le parole del giudice costituzionale in modo diametralmente opposto. Da un lato, c'è chi vi legge l'obbligo di prevedere almeno una preferenza, per poi passare altrettanto rapidamente a due, in virtù della cosiddetta rappresentanza di genere; dall'altro lato, vi è chi ritrova soltanto il divieto di liste bloccate lunghe, quelle cioè che impedirebbero la conoscibilità dei candidati, e quindi un qualche collegamento tra elettori ed eletti. 

Entrambe le posizioni appaiono criticabili, in particolare per l'uso strumentale che talora viene fatto delle motivazioni fornite dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 1 del 2014. Innanzitutto, conviene ricordare che le decisioni della Corte sono vincolanti nel loro dispositivo, ma non nelle loro motivazioni, salvo i casi in cui la Corte non richiami espressamente queste ultime (ad esempio, quando dichiara l'illegittimità costituzionale "nei sensi e nei limiti di cui in motivazione"). Viceversa, in questo caso la Corte ha dichiarato l'illegittimità parziale delle disposizioni legislative "nella parte in cui non consentono all'elettore di esprimere una preferenza per i candidati". Dunque, può aggiungersi, è una sentenza manipolativa e più precisamente additiva: la Corte ha direttamente aggiunto la parte mancante alle disposizioni che disciplinano la modalità di espressione del voto, indicando il principio che deve essere seguito nell'applicazione delle leggi elettorali oggi esistenti.


COMMENTI
29/01/2014 - La questione è solo "politica" (Luigi PATRINI)

Articolo chiarissimo: è a tutti evidente che la questione delle preferenze è solo "politica", che, cioè, l'introduzione o meno della possibilità di esprimere una o due preferenze è decisa dall'immagine che si ha della Politica: se essa sia uno "strumento" utile costruire l'amicizia tra le persone, aiutandole ad affrontare i problemi reali della vita e creando solidarietà, oppure se debba essere uno strumento per esercitare il potere per propri vantaggi personali o del proprio gruppo o partito, cosa che può realizzarsi solo con l'inevitabile conseguenza di danneggiare altre persone, gruppi o partiti, secondo la logica "animale" (ma neppure di tutti gli animali!) del "mors tua vita mea". Questa è la vera scelta che chi fa politica (anzi: Politica) deve fare preventivamente. Il resto è tutta conseguenza di questa scelta, anche la scelta di restituire o meno un po' di sovranità al popolo! Questo farà vedere chi è veramente "popolare" e chi, invece, è solo un "populista", anche se indossa vesti presentabili. Oggi, purtroppo, riesce difficile - ad un Popolo che il bipolarismo e le tv hanno ridotto a "massa di tifosi" - riconoscere il vero mentitore che si traveste; certo che ...se a travestirsi sono anche coloro che dovrebbero essere "sale della terra"!!!....