BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

BETTINO RENZI/ Caro Lerner, il vecchio "decisionista" Craxi era un'altra cosa...

Pubblicazione:

Bettino Craxi (1934-2000) (Infophoto)  Bettino Craxi (1934-2000) (Infophoto)

Quando nel corso dell'ultima direzione del Partito democratico, il nuovo e giovane segretario, Matteo Renzi, scandisce polemicamente che la politica senza azione è solo “chiacchiera da bar sport”, afferma solo una ovvietà. Forse l'affermazione può apparire forte e quasi dissacrante in un Paese che appare paralizzato dai bizantinismi di discorsi quasi incomprensibili e che sembrano la perfetta fotografia dei bizantinismi della burocrazia statale. Ma basta addentrasi solo di poco nella storia, anche in un “bigino” di storia, per comprendere che “pensiero e azione” stanno alla base della politica e, senza l'uno o senza l'altra, ci si trova di fronte a uomini politici inconsistenti o dimezzati.

C'è poi in Renzi un linguaggio veloce, in sintonia con i nuovi media, condito da affondi polemici e ponderatamente aggressivi, che modificano un poco, ma non di molto, il “politicamente corretto” dei tempi che stiamo vivendo. In fondo, anche il termine “rottamazione” può entrare benissimo nella neo-lingua della politica moderna post-ideologica. Infine, per delineare brevemente il personaggio balzato alla ribalta in questi due ultimi anni, i rilievi fatti al presidente del partito, Gianni Cuperlo, sembra di più una “litigata” quasi “familiare” piuttosto che un vero e proprio scontro politico, dove solo il ricordo di comportamenti passati assume una rilevanza di linea politica contrapposta. In realtà alla fine, le dimissioni di Cuperlo sembrano la reazione di un “musone” per uno sgarbo personale, uno scatto di nervi, non la risposta di un leader politico. Per chi è stato abituato alla vita di sezione nei partiti della vecchia sinistra italiana e a vedere scontri durissimi nel comitati centrali dell'ex Pci e dell'ex Psi, lo scontro tra Renzi e Cuperlo è apparso come una sorta di “scazzo alla camomilla”. Tuttavia nella “palude” della politica italiana, con un Paese disilluso e alla ricerca disperata di una leadership e di nuovi leader politici, è bastata la svelta parlantina fiorentina di Matteo Renzi per fare paragoni e rispolverare il termine “decisionista”, da non confondere con quello di “decisore”, che era caro al professor Gianfranco Miglio, studioso appassionato di Carl Schmitt.

Per farla breve, Renzi è apparso ad alcuni come un “nuovo Craxi” che è entrato a gamba tesa sulla scena della politica italiana. Così Gad Lerner, con una delle sue trovate, ha coniato (poi scusandosi, perché Lerner non ama Craxi) in un “Bettino Renzi”, dove ha paragonato anche lo stato del Psi nel 1976, con una opposizione interna debole e disarmata di fronte a Craxi, a quella del Pd nei confronti di Renzi. Anche Claudio Martelli, che di Craxi fu per lungo tempo il “luogotenente”, in una intervista ha detto: “A noi socialisti Renzi piace per lo spirito un po' guascone, ma soprattutto perché sfida dei tabù e lo fa non per capriccio ma per dar vita a una nuova sinistra di governo”.


  PAG. SUCC. >