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IMPEACHMENT/ 2. Cossiga: caro Grillo, quello contro mio padre era serio, non il tuo

Pubblicazione:venerdì 31 gennaio 2014 - Ultimo aggiornamento:venerdì 31 gennaio 2014, 8.22

Giorgio Napolitano (Infophoto) Giorgio Napolitano (Infophoto)

Andando a rispolverare la vicenda della messa in stato d’accusa nel 1991 per la vicenda Gladio, suo padre, in sostanza, disse di essere stato messo in mezzo in maniera pretestuosa in quanto Presidente della Repubblica

Certamente. Fu pretestuoso in quanto il Pci si doveva preservare e per farlo tirò fuori una questione che nella sua parte riscuoteva grande successo. Si trattava di un tema che richiamava la guerra civile e dimostrava che “i loro” avevano ragione a sentirsi attaccati, tanto è vero che esisteva una struttura di Stato pronta a chissà che cosa. Però ripeto, fu una strategia – per quanto perversa – intelligente. Qui non ci siamo proprio…

 

La vicenda si concluse con il Comitato Parlamentare che ritenne infondate le accuse a carico di suo padre. Personalmente, come ricorda la vicenda?

Io ricordo molta più tensione per la vicenda Donat-Cattin, quando mio padre fu messo in mezzo da Enrico Berlinguer, accusandolo di fuga di notizie. Mi ricordo che diceva: “Guarda che porcata che mi hanno fatto”. Ma almeno, se vogliamo, i comunisti avevano un obbiettivo ben chiaro. (Il Partito Comunisti ne chiese l'incriminazione davanti al Parlamento, accusandolo di aver favorito la fuga all'estero di Marco Donat Cattin, comunicando a suo padre Carlo, collega di partito e di governo, l'imminente arresto del figlio nell'ambito delle indagini sul gruppo terroristico Prima linea, ndr). È vero: non era mai successo che il Presidente della Repubblica venisse messo sotto accusa, ma mio padre era abituato alle cose nuove in politica

(Fabio Franchini)



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