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SCENARIO/ Polito: Renzi "gioca" con Berlusconi, ma rischia la fine di Veltroni

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Prevedo di no, anche perché per farlo sarebbe necessario approvare una legge elettorale entro marzo, e questi tempi sono difficili da immaginare. Renzi stesso non considera in questo momento realistica l’ipotesi che per lui sarebbe preferibile, e cioè di tenere elezioni politiche in concomitanza con quelle europee. E allora contratto di governo e rimpasto potrebbero essere un surrogato.

 

Perché Renzi continua a mettere in difficoltà il governo per meri calcoli di tornaconto personale?

Va dato atto a Renzi che non ha tutti i torti di essere preoccupato per il voto europeo, le sue prime elezioni da segretario del Pd e il cui risultato gli sarà comunque addebitato. A febbraio inoltre si vota in Sardegna e ciò può costituire un curioso contrappasso. Furono proprio le regionali sarde a costringere Veltroni alle dimissioni nel febbraio 2009, e se non vuole fare la stessa fine ora Renzi deve fare di tutto per vincerle.

 

Se non si va a votare a maggio, a quel punto che cosa succede?

A quel punto diventa difficile aprire una crisi di governo mentre si presiede l’Europa, cambiando in corsa i ministri che ci rappresentano a livello comunitario: francamente mi sembra improbabile perfino per un sistema politico un po’ pazzo come quello italiano. La finestra elettorale del 2014 si sta quindi chiudendo ed è molto più probabile che si voti nel 2015. Una soluzione del resto che io reputo sensata, a patto che questo 2014 anziché essere occupato da schermaglie e litigate sia dedicato al fare quelle due o tre cose che da anni aspettiamo.

 

Alla fine con quale legge elettorale andremo a votare?

Questo è il cuore della questione, quale sarà la legge elettorale e soprattutto chi la voterà. Renzi avrebbe inserito all’ultimo momento il sistema spagnolo caro a Verdini proprio per aprire un canale privilegiato con Forza Italia, che al segretario del Pd serve al tavolo del contratto di governo anche per minacciare Letta e Alfano. Il messaggio è che o il governo fa la legge elettorale come la vuole Renzi, oppure il segretario del Pd l’approverà con Berlusconi.

 

Renzi arriverà a tanto?

Riportare Berlusconi in gioco nella politica italiana è un’operazione ad alto rischio per il leader del maggior partito della sinistra. Già Veltroni cercò di fare una nuova legge elettorale con Berlusconi e provocò la caduta del governo Prodi. Bisognerà quindi vedere se Renzi avrà il coraggio e la voglia di arrivare fino a questo punto.

 

(Pietro Vernizzi)

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COMMENTI
07/01/2014 - Renzi gioca alla disperata (Ivio Nicola Marongiu)

e, penso e spero, perderà, esattamente come è successo a Veltroni del cui americanismo è figlio. Gioca alla disperata per fare dell'Italia un artificio politico, un fantasma americano dove non ci sono più ideali politici e culturali ma solo lobbies contrapposte, elittes politiche ed economiche che scommettono per l'uno e per l'altro cavallo. Noi siamo invece una democrazia europea con un popolo diviso per ideali e culture irriducibili a due,secondo i generici principi del conservatorismo liberale e del progressismo democratico. Siamo una democrazia plurale con tante sfaccettature che perfino il berlusconismo egemone degli ultimi 20 anni non ha del tutto prosciugato: la prova regina è il terzo incomodo Grillo, inqualificabile, non inquadrabile in nessuno dei due schemi ma espressione di una decisa quanto confusa negazione della riduzione a due dei fronti dello spazio politico italiano. Perciò l'unica forma di legge elettorale che calzi quest'Italia non potrà che basarsi sul proporzionale con sbarramento ragionevole al 5%. Il bipolarsismo di Berlusconi/Renzi è una macchinazione di chi, piuttosto che lavorare per il bene comune, vuole vivere di rendita politica fino a tarda età: invece è ora che Berlusconi vada in pensione e che Renzi vada a lavorare dando sfogo dignitoso alla sua esuberanza giovanilistica. L'ingordo Renzi ha fretta di concludere sul bipolarismo, che Silvio gli ha ben spiegato quando andò ad Arcore, prima che faccia la fine dello sfigato Veltroni.