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SCENARIO/ Polito: Renzi "gioca" con Berlusconi, ma rischia la fine di Veltroni

Pubblicazione:martedì 7 gennaio 2014

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

“Ritengo altamente improbabile un accordo politico sulla legge elettorale entro marzo in modo da tenere le elezioni nazionali nel maggio prossimo in coincidenza con le europee. Lo scenario più credibile è che si voti nel 2015 al termine del semestre italiano di presidenza Ue”. E’ la previsione di Antonio Polito, editorialista del Corriere della Sera, secondo cui “il cuore della questione non è però quando si andrà a votare, ma con quale legge elettorale e soprattutto sulla base di quale accordo politico. Renzi è sempre più tentato di appoggiare il sistema spagnolo in modo da raggiungere un’intesa con Berlusconi contro Letta e Alfano”. Le scaramucce tra il segretario del Pd e il governo presieduto da un premier del suo stesso partito, Enrico Letta, hanno tenuto banco in questo avvio del 2014 soprattutto dopo le dimissioni del viceministro dell’Economia, Stefano Fassina. Quest’ultimo ha lanciato una stoccata mortale al sindaco di Firenze, affermando che ha un atteggiamento padronale come Berlusconi.

 

Polito, ha ragione l’ex viceministro Fassina?

Il paragone tra Renzi e Berlusconi mi sembra mal posto, almeno relativamente all’atteggiamento nei confronti del governo. Il paragone sensato è tra la sorte che toccò al governo Monti in Parlamento, che da un certo punto in poi cominciò a non disporre più della maggioranza che pure lo aveva nominato e gli aveva dato la fiducia. Soprattutto dopo che Berlusconi cominciò a sostenerlo formalmente ma a sabotarlo sostanzialmente.

 

E’ lo stesso rischio che corre il governo Letta?

Sì, in quanto il principale partito della maggioranza politica, il Pd, sembra considerarlo sempre di più un esecutivo da superare anziché come un governo amico. Ciò si trasforma in una serie di scaramucce continue, tese a logorare Letta. Ciò sarebbe un errore grave, soprattutto per il Pd. I governi o si sostengono lealmente o si fanno cadere: bisogna avere l’onestà di non fare giochetti da Prima Repubblica e di dire le cose come stanno.

 

La soluzione è un rimpasto o una crisi di governo?

La soluzione che vedo in questo momento è una verifica sotto il nome di contratto di governo, cui segue un rimpasto. Quindi si potrà tentare di andare avanti. In questo modo il messaggio che passerà è che Renzi ha cambiato l’agenda di governo, e a quel punto il segretario del Pd potrebbe dirsi soddisfatto.

 

Quindi non si andrà al voto a maggio?


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COMMENTI
07/01/2014 - Renzi gioca alla disperata (Ivio Nicola Marongiu)

e, penso e spero, perderà, esattamente come è successo a Veltroni del cui americanismo è figlio. Gioca alla disperata per fare dell'Italia un artificio politico, un fantasma americano dove non ci sono più ideali politici e culturali ma solo lobbies contrapposte, elittes politiche ed economiche che scommettono per l'uno e per l'altro cavallo. Noi siamo invece una democrazia europea con un popolo diviso per ideali e culture irriducibili a due,secondo i generici principi del conservatorismo liberale e del progressismo democratico. Siamo una democrazia plurale con tante sfaccettature che perfino il berlusconismo egemone degli ultimi 20 anni non ha del tutto prosciugato: la prova regina è il terzo incomodo Grillo, inqualificabile, non inquadrabile in nessuno dei due schemi ma espressione di una decisa quanto confusa negazione della riduzione a due dei fronti dello spazio politico italiano. Perciò l'unica forma di legge elettorale che calzi quest'Italia non potrà che basarsi sul proporzionale con sbarramento ragionevole al 5%. Il bipolarsismo di Berlusconi/Renzi è una macchinazione di chi, piuttosto che lavorare per il bene comune, vuole vivere di rendita politica fino a tarda età: invece è ora che Berlusconi vada in pensione e che Renzi vada a lavorare dando sfogo dignitoso alla sua esuberanza giovanilistica. L'ingordo Renzi ha fretta di concludere sul bipolarismo, che Silvio gli ha ben spiegato quando andò ad Arcore, prima che faccia la fine dello sfigato Veltroni.