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LEGGE ELETTORALE/ Il giurista: il "Renzellum"? Come la legge delle elezioni fasciste...

Pubblicazione:mercoledì 8 gennaio 2014 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 8 gennaio 2014, 8.43

Schede Elettorali (Foto: Infophoto) Schede Elettorali (Foto: Infophoto)

Il dibattito sulla riforma della legge elettorale continua a tenere banco. Dopo che la Consulta ha dichiarato incostituzionale il cosiddetto Porcellum si è scatenata la bagarre. Mentre Grillo continua a considerare illegittimo il Parlamento (per essere stato eletto appunto con una legge incostituzionale) Renzi accelera sulla questione presentando tre diverse proposte: una nuova versione della legge Mattarella, il modello spagnolo (che piace anche a Forza Italia) e il sindaco d’Italia. Ma lo spettro che anche questi modelli siano contro la Carta aleggia. Le motivazioni della Corte Costituzionale circa la sentenza dello scorso 4 dicembre usciranno a giorni. Il punto del giurista Stelio Mangiameli.

Il Porcellum è andato in soffitta, il Mattarellum torna in auge, e Renzi propone una versione rivisitata della Legge Mattarella, oltre al modello spagnolo e al sindaco d’Italia. Ma saranno costituzionali? 

In primo luogo bisogna distinguere il problema di costituzionalità da quello dell’efficienza dei modelli delineati da Renzi.  Per quanto riguarda il punto sull’incostituzionalità della legge elettorale che la Corte ha considerato – in attesa sempre delle motivazioni – riguarda la circostanza che in un sistema proporzionale su liste non si dia la possibilità di esprimere il voto di preferenza per il candidato.

E poi quel premio “abnorme”…

Esatto. Il secondo profilo di incostituzionalità è rappresentato dal premio di maggioranza che non presenta alcun di soglia oltre la quale farlo scattare. In secondo luogo, concretamente il problema di fondo di un meccanismo elettorale è dato dall’equilibrio del principio di rappresentanza con quello di governabilità. E tutti  i sistemi elettorali sono il frutto di un compromesso tra queste due istanze. Non c’è nessun sistema elettorale – tranne quello di proporzionalità pura – che si attesta su uno solo di questi due principi.

Con il proporzionale puro…

Avremmo una perfetta identità tra orientamento politico del corpo elettorale e rappresentanza, ma non avremmo alcuna misura a favore della governabilità. Il punto è proprio quello di modificare la logica proporzionale per assicurare la governabilità senza incorrere in un’alterazione incompatibile con il principio democratico di rappresentanza. In merito, vi sono diverse tecniche…

Quali?

Se si opta per una tecnica di tipo proporzionalistica per le liste, possiamo trovare o una clausola di sbarramento, oppure la proposta di dare vita a circoscrizioni piccole con una tecnica di distribuzione dei seggi secondo il metodo D’Hondt, “volgarmente” detto “spagnolo”.

Cosa produce questo modello?

Per sua stessa natura taglia fuori le forze piccole. Tanto è vero che in Spagna, anche se la clausola di sbarramento è al 3%, in realtà nelle circoscrizioni piccole è di fatto del 7-8%. La clausola al 3% vale solo per la circoscrizione di Madrid, che è la più grande di tutte… 

Mentre il Mattarellum rivisitato?

Allora, la Legge Mattarella aveva un limite…

Ovvero?

Il suo problema non era nel meccanismo elettorale, bensì nel modo in cui è stato poi applicato tra il 1994 e il 2001. Se i partiti avessero interprato la quota maggioritaria come una competizione dei soli partiti maggiori, allora il sistema sarebbe stato efficace.

E invece?

Invece, nelle tre volte che è stato applicato, è stato interpretato come una sommatoria di forze nell’ambito del maggioritario. Questo comportamento ha realizzato una ri-proporzionalizzazione della quota maggioritaria, pari al 75% dei seggi, che favoriva i partiti piccoli che avevano così un potere di ricatto nei confronti di quelli maggiori, per l'attribuzione dei seggi c.d. "sicuri". Il Mattarellum, come il Porcellum, era un metodo che portava alla nascita di alleanze poco disciplinate nell’attività di governo.

Quindi?

Riproporre, seppur corretto, il Mattarellum senza un accordo tra i partiti maggiori a non  fare alleanza con quelli minori, è una cosa pericolosa. E aggiungo: visto che la vocazione della legge Mattarella è maggioritaria, è forse il sistema meno adatto, in questa fase tripolare della politica. Il rischio è proprio quello di avere un risultato imprevisto, come è successo in Inghilterra dove (nonostante il maggioritario a turno unico) c’è al momento un hung Parliament (un Parlamento appeso) e un governo di coalizione, in contrasto con la logica bipartitica di quel sistema.                                                                                                                                     

Renzi ha parlato di un Mattarellum con il 25% come premio di maggioranza…


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COMMENTI
08/01/2014 - Il bipolarismo non regge in Italia (Luigi PATRINI)

Il bipolarismo non regge in Italia, perché la realtà politica è più complessa di quella dei Paesi anglosassoni. Occorre tornare al "proporzionale" con il correttivo di una soglia di sbarramento, secondo il modello tedesco: una soglia al 4-5% favorirebbe l'aggregarsi di forze diverse ma omogenee e consentirebbe il formarsi di coalizioni più stabili. Il bipolarismo applicato nel ventennio che volge al termine ha creato solo masse di tifosi ed ha alimentato la conflittualità anziché la ricerca del bene comune. Proprio da questa considerazione trae risalto la necessità che i cattolici (che più di ogni altro gruppo culturalmente identificabile hanno motivi profondi per ricercare una unità vera e reale - non semplicemente di facciata - tra loro!!!) sentano la necessità di essere uniti, non tanto in un partito quanto sui valori essenziali (si veda la Nota dottrinale del Card. Ratzinger del 2002!). Chissà se i cattolici lo capiranno o dovranno sbattere ancora la testa contro il muro per rendersene conto!?!?