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Politica

CAOS PD/ Gotor: Renzi è subalterno a Berlusconi e alle destre

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Sarà necessario chiarire che esso resta in vigore anche per i licenziamenti ingiusti di carattere disciplinare, perché non è possibile che in uno stesso luogo di lavoro e con una medesima tipologia contrattuale a tempo indeterminato ci siano dei vecchi lavoratori tutelati dall'articolo 18 e dei nuovi privi di quella garanzia. Questo, tra l'altro, non conviene neppure all'impresa: si avrà l'effetto di irrigidire ulteriormente il mercato del lavoro in quanto chi è tutelato dall'articolo 18 non accederà mai a un nuovo contratto che non lo prevede.

Avete chiesto la firma anche di alcuni deputati, perché?
Come segnale politico di questa staffetta tra Senato e Camera. Lo hanno firmato 9 deputati che fanno parte della direzione nazionale del Pd, fra cui l'ex segretario Guglielmo Epifani e il presidente della Commissione lavoro Cesare Damiano.

Veniamo al Pd. Può un partito, oggi, vantarsi più del consenso e meno delle tessere, e al tempo stesso essere così poco liberale sulla disciplina interna?
L'atto di non votare la fiducia che hanno compiuto tre senatori Pd su 109 è grave e non è giusto che passi sotto silenzio. Tuttavia credo che sia saggio graduare gli interventi di carattere disciplinare, escludendo quello dell'espulsione. Un partito che aumenta i voti e diminuisce le tessere si mette in una condizione potenziale di grave debolezza perché, se e quando i voti diminuiranno, la crisi del progetto Pd si farà conclamata tra il giubilo della destra e di M5S. Sarebbe meglio prevenire invece che curare. Mi ha fatto piacere constatare che Renzi abbia riconosciuto il problema e abbia deciso di dedicare una direzione del partito all'argomento.

E' vero quello che dice Civati, cioè che il Pd non aveva nel suo programma una riforma come quella che Renzi sta facendo?
Certo che è vero e infatti non lo dice solo Civati. Basta leggere il programma del Pd del 2013 o quelli di tutti i candidati alle primarie, Renzi compreso, per constatarlo. E dopo la riforma Fornero dell'articolo 18 del 2012 nessuno avrebbe pensato che il tema sarebbe tornato all'ordine del giorno in modo così prepotentemente ideologico. Basti pensare che ho sentito con le mie orecchie, soltanto all'inizio di settembre, esponenti del Governo e il responsabile economico del Pd dichiarare che chi voleva sollevare ancora la questione dell'articolo 18 lo faceva in realtà in modo strumentale, con l'obiettivo di sabotare la riforma del lavoro…

Vada avanti.
E' sufficiente andare su internet per vedere decine di video di Renzi, sin dai tempi delle primarie del 2012 in cui si era posizionato su posizioni filo-montiane, sostenere una semplice verità che tutti sanno: nessun imprenditore ritiene che l'articolo 18 sia la causa della rigidità del mercato del lavoro in Italia e nessun imprenditore si è rifiutato di investire nel nostro Paese per questa ragione.

Ma allora perché questo repentino cambio di programma?