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CGIL IN PIAZZA/ Cofferati: la mia manifestazione del 2002 era un'altra cosa

Sergio Cofferati (Infophoto) Sergio Cofferati (Infophoto)

Io non ho mai creduto al partito liquido. Quando lo proponeva Veltroni non ero d’accordo e non ho cambiato idea. Io penso che i partiti abbiano una funzione nella società moderna e che questa funzione possa essere svolta più efficacemente se hanno un radicamento che si basa sulla garanzia della loro presenza. Ritengo che iscritti, sezioni e organismi dirigenti siano insostituibili. Il partito liquido al contrario non si è mai capito bene che cosa sia, anche se evoca un’idea di dissolvimento della rete che dà senso ai partiti.

 

Il fatto che il Pd faccia parte dei socialisti europei è la garanzia di un solido ancoraggio alla tradizione della sinistra?

Non necessariamente. Il Pse non è un partito, bensì la somma di tanti partiti nazionali. I singoli partiti potrebbero essere quindi molto diversi tra loro. C’è un riferimento generico a una storia che non ha però prodotto le stesse forme organizzate in tutti i Paesi.

 

Perché la sinistra del Pd non crea una “Leopolda” alternativa?

Perché pensa che sia più utile il dibattito dentro al partito, e non l’utilizzo di sedi esterne che non sono funzionali a rafforzare il modello di partito che la sinistra interna vorrebbe.

 

La manifestazione di sabato sarà una svolta come la grande manifestazione che lei organizzò nel 2002?

Non c’è paragone con il 2002, sono due cose diverse. Il merito che crea la manifestazione è lo stesso, ma il quadro politico e le dinamiche in atto sono differenti. Nel 2002 la stragrande maggioranza delle persone scese in piazza per contrastare il tentativo del governo di cancellare i loro diritti. Erano però elettori del centrosinistra che si mobilitavano contro il governo di centrodestra. Questa volta non sarà così. Sono sempre persone che vogliono difendere i loro diritti, ma la stragrande maggioranza di loro lo fanno contro il Pd, principale forza politica della maggioranza di governo che loro hanno votato.

 

Pur in un contesto diverso, la piazza può innescare anche oggi dei meccanismi che sfuggono al potere politico?


COMMENTI
28/10/2014 - le cose diverse di Cofferati (alberto servi)

Il merito o delusione che crea la manifestazione è di Cofferati, degli altri eroi di una certa sinistra, dei tre milioni delle persone che sono scese in piazza nel 2002 e del milione di oggi.Il quadro politico è diverso e i risultati fallimentari. Quella di oggi è la fase conclusiva dell' abbandono della cultura del merito,della sparizione della figura dello imprenditore così come quella della fuga del capitale da investimento. E'da quando l'on.Brodolini presentò la legge 300 dello Statuto del lavoro (approvata nel 1970) che era nota la sua preoccupazione per la eccessiva protezione che il reintegro da parte del magistrato dava ai lavativi. Presagiva le conseguenze per il nanismo a cui erano condannate le PMI. I dati economici sono da allora costantemente al ribasso. Dal 1970 a oggi il divario tra occupati, Pil, debito, emigrazione e prospettive per il futuro fanno vedere nero. E' di converso aumentata l'importanza(surreale) dei lavoratori, quella esagerata dei sindacati e sindacalisti(reale però) ingrassatisi con le quote. Ma il mondo che fatica avverte che la situazione è cambiata. Dai tre milioni di Cofferati del 2002 siamo al milione di oggi. Intervistato si è ben guardato dal nascondere la delusione. La maggioranza degli iscritti ai sindacati è oggi costituita da pensionati(3 milioni nella CGIL). La forza più valida(4:1) non è iscritta ai sindacati e non partecipa alle follie della Camusso e Landini. Questi insieme ai Bertinotti e Fassina saranno storicamente ricordati.

 
24/10/2014 - Malpancisti (Giuseppe Crippa)

Gli iscritti sono stati resi superflui da quell’invenzione del PD che si chiama “primarie”: quando le decisioni sono prese dagli elettori non ha più senso iscriversi (e pagare la relativa quota…) Stupisce che Cofferati, Cuperlo, Civati, Bersani, Fassina e gli altri “malpancisti” non lo abbiano capito e si appellino agli iscritti da interpellare nelle sezioni con dei referendum.