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CGIL vs RENZI/ Benvenuto: il sindacato è vecchio, ma il governo è rimasto agli anni 50...

Pubblicazione:venerdì 24 ottobre 2014

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Renzi dice che vuole rottamare, ma sta riesumando la vecchia politica antisindacale che avevamo in Italia negli anni 50. E poi la ridda di dichiarazioni su pensionati e bonus bebè sta disorientando tutti. Questa confusione non costringe certo il sindacato a cambiare. Nel Paese c’è un malessere crescente nel sindacato, nei partiti e nelle istituzioni, ed è quindi fondamentale che questi soggetti siano in grado di presentare delle proposte e di discutere tra loro.

 

Lei che cosa ne pensa della politica economica del governo?

E’ molto preoccupante. Il Paese attraversa un momento estremamente difficile e la crisi continua da troppo tempo. Noi abbiamo avuto anche altri momenti, ma le crisi erano più brevi. L’attuale situazione è esplosiva, perché le istituzioni quali sindacati, imprenditori, Comuni, Province e Regioni sono indebolite. Si moltiplicano le proteste, che colpiscono di volta in volta gli immigrati e gli stessi rappresentanti dei lavoratori. Ci deve essere un salto di qualità.

 

Che cosa deve fare Renzi?

Nel governo c’è questa energia e questa voglia di cambiare che io valuto positivamente, perché non è un esecutivo che dice: “Non si può fare”. Renzi però deve cercare con pazienza di portare il confronto con le parti sociali sul merito delle cose da fare, ed evitare di andare avanti da solo nella convinzione che la colpa sia tutta degli altri. Ciò che non condivido di Renzi è la sua idea che parlare con i sindacati, con gli imprenditori, con le Regioni e con i Comuni sia tempo sprecato. Io penso invece che sia tempo sprecato se non si “costringono” le diverse parti sociali ad assumersi le loro responsabilità.

 

Qual è la sua posizione sull’articolo 18?

Quando si scelse di superare la scala mobile, fu fatto con uno scambio per bilanciarne gli effetti complessivi. In quanto sindacalista sono sempre stato abituato a discutere di tutto senza preclusioni. Se si modifica l’articolo 18 però non si creano automaticamente dei posti di lavoro. Una messa in discussione dell’obbligo di reintegro è quindi possibile solo se ci sono delle misure ferree che riducono e che permettono di superare il precariato. Quindi parliamone pure, troviamo delle soluzioni che unifichino i diritti, ma non si risolvono i problemi su battaglie che io ritengo ideologiche. Il vero problema è che i tre quarti dei giovani che riescono a trovare lavoro, e sono sempre meno, lo trovano solo in modo precario.

 

(Pietro Vernizzi)



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