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DOPO LA LEOPOLDA/ Per gli ex Pci ora Renzi è peggio di Berlusconi

La sinistra post-ideologica e sorridente di Boschi & co. (Infophoto) La sinistra post-ideologica e sorridente di Boschi & co. (Infophoto)

Questo passaggio epocale Leopolda/Piazza San Giovanni non sarebbe stato possibile, senza una trasformazione della cultura politica del Pd e, soprattutto, senza un conseguente cambiamento della collocazione istituzionale del partito, rispetto alla società e allo Stato. 

Quanto alla cultura politica: anche quando il Pci cessò di vivere, rimase pur sempre nel cervello collettivo dei suoi dirigenti e militanti l'idea che i lavoratori siano il soggetto principale della trasformazione, prima rivoluzionaria, ora democratica, del Paese. Come suona l'antica vulgata marxiana: gli interessi di classe del proletariato coincidono con gli interessi generali dell'umanità. Con Gramsci e Togliatti l'umanità si trasformò in "nazione". Insomma, i lavoratori sono "classe generale", sono classe nazionale.  Dopo il 1989, ai lavoratori fu sostituita una categoria più generale: "il lavoro". Ancora ieri Il Manifesto redivivo titolava "Forza lavoro" contro la nuova "Forza Italia" di Renzi. Al punto che chi sta in Piazza San Giovanni è classificato "di sinistra"; chi va alla Leopolda sta "a destra". Renzi ha preso atto che il lavoro non è più un soggetto "di classe", è una condizione in cui possono stare il precario, il pensionato, il metalmeccanico, il dipendente statale, il dirigente, il manager, l'imprenditore, lo startupper, eccetera. Insomma, il lavoro è interclassista. La sinistra di Renzi non è più classista. Allora, il Pd che cosa diventa? Nel partito di classe, gli iscritti sono la parte più consapevole e politicamente più militante dei lavoratori. Il partito risponde a costoro e costoro rispondono fedelmente al partito. Nel partito aclassista contano gli elettori.

Dal militante all'elettore: questa la traiettoria. Al quali si chiede il consenso sulla base di un programma di governo. Si dissolve con ciò, in primo luogo, la doppiezza storica del Pci-Pds-Ds-Pd: essere partito di lotta e partito di governo, sia quando sta all'opposizione sia quando sta al governo. Salta, con ciò, la residua riserva mentale in forza della quale anche quando "i tuoi" sono al governo, non potranno mai soddisfare fini in fondo le istanze di cambiamento radicale del sistema. 

Questa doppiezza si rifletteva nelle strutture istituzionali interne del partito: quando il partito andava al governo, il segretario del partito poteva diventare premier, ma doveva lasciare il posto ad un altro segretario di partito. Così al premier toccava portare verso il calvario la croce del governo, il partito faceva da ala, non sempre benevola, al suo faticoso incedere. Il passaggio dal partito dei militanti al partito degli elettori — che le due location fisiche, Leopolda e Piazza San Giovanni, hanno evidenziato — comporta una cambiamento di collocazione istituzionale del partito rispetto alla società e allo Stato. Nella Prima Repubblica e anche nella Seconda i partiti erano diventati come il Ghino di Tacco, che dall'alto della Rocca di Radicofani controllava le strade per Roma. Erano gli snodi inevitabili di ogni intermediazione tra società civile e Stato, e, naturalmente, facevano pagare il dazio, spesso non solo in senso figurato.


COMMENTI
27/10/2014 - Dietro i selfie niente? (Carlo Cerofolini)

Ok però non è che dietro i selfie niente?