BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Politica

DOPO LA LEOPOLDA/ Per gli ex Pci ora Renzi è peggio di Berlusconi

L'importanza della Leopolda sta in Piazza San Giovanni, a Roma. Sabato infatti la cinghia di trasmissione tra sindacato e e partito si è spezzata per sempre. GIOVANNI COMINELLI

La sinistra post-ideologica e sorridente di Boschi & co. (Infophoto)La sinistra post-ideologica e sorridente di Boschi & co. (Infophoto)

Quali spiritelli rivoluzionari di governo abbiano fatto ballare i 104 tavoli della Leopolda è difficile dire, per ora. L'importanza della Leopolda n. 5 sta, in realtà, in Piazza San Giovanni, a più di 300 chilometri di distanza. Lungo la traiettoria che lega la vecchia stazione fiorentina e l'antica piazza romana, riempita da un milione di persone o forse meno, si è consumata una rottura politico-istituzionale, che chiude un'epoca e ne apre un'altra.

Nell'epoca precedente — o, forse meglio, nell'era geologica precedente — girava a pieno ritmo una cinghia di trasmissione nella sinistra: il Partito prendeva decisioni politiche, il Sindacato si allineava, spesso obtorto collo. Capitò al grande Di Vittorio, quando dovette sconfessare il proprio no all'invasione sovietica dell'Ungheria. Fino agli anni Sessanta gli esponenti del sindacato sedevano in Parlamento, a garanzia che i meccanismi di trasmissione fossero ben oliati. L'ultimo episodio accadde quando il riformista Luciano Lama, segretario generale della Cgil, benché personalmente contrario al referendum berlingueriano sulla scala mobile, si dovette piegare al Segretario del Partito (le maiuscole, allora, avevano un senso!). 

Ma con lo scioglimento del Partito e la sua trasformazione in partito dopo il 1989, il movimento della cinghia di trasmissione di invertì. Ormai era il sindacato che sosteneva il partito, in termini di iscritti e di elettori, e gli dettava al linea. Lo scontro tra il dott. Cofferati, come D'Alema lo apostrofò beffardamente nel Congresso di Roma del 1998, e il D'Alema medesimo segnalò una resistenza del partito all'inversione del movimento della cinghia di trasmissione. D'Alema ne uscì sconfitto. Fu il sindacato, e non il partito, nel 2002 a mobilitarsi vittoriosamente contro il da poco nato governo Berlusconi.

Sabato 25 ottobre 2014 la cinghia si è spezzata per sempre. Al milione in piazza San Giovanni Renzi ha contrapposto, non senza esagerazione, i 60 milioni di italiani, cui lui parla come capo del governo. Ma anche se fosse stato meno esagerato, poteva sempre opporre i suoi 11 milioni di elettori, di cui solo una parte stavano a Piazza San Giovanni. 

Con ciò il Pd si allinea alla sinistra europea, dove il sindacato da tempo non detta più legge ai partiti di sinistra. Non in Inghilterra, dove la Thatcher/Erodiade offrì a Blair la testa dei sindacati su un piatto d'argento; non in Francia, dove la Cgt, dopo la scomparsa del Pcf, si è sempre mossa in maniera autonoma rispetto al Psf e viceversa; non in Germania, dove pure è stato più lungo e intenso l'intreccio e lo scambio di dirigenti tra Spd e sindacati. L'ultimo Schroeder riuscì a concordare con i sindacati la riforma del mercato del lavoro, che ha contribuito a far uscire la Germania dalla crisi socio-economica dell'unificazione a Est, dentro un assetto delle relazioni politico-sindacali in cui il partito teneva conto del proprio elettorato, senza farsi piegare dalle mere compatibilità sindacali. Perciò rifiutò l'alleanza con la Neue Linke e perse le elezioni contro la Merkel. 


COMMENTI
27/10/2014 - Dietro i selfie niente? (Carlo Cerofolini)

Ok però non è che dietro i selfie niente?