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SCENARIO/ Renzi "vince" in Italia ma perde in Europa. E prepara il voto

Pubblicazione:lunedì 27 ottobre 2014

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

 Nonostante limiti, errori e pasticci Matteo Renzi svetta sopra la testa degli avversari e paradossalmente la manifestazione della Cgil lo rafforza, mentre la Leopolda sembra sminuirlo. Infatti più gente c'era in Piazza San Giovanni e meglio era per Palazzo Chigi. In primo luogo sulla scena europea, di fronte ai "censori" di Bruxelles, il premier italiano dimostra di aver fatto già il massimo di una manovra "lacrime e sangue" arrivando allo scontro con il sindacato del proprio partito come avevano fatto Tony Blair e Gerhard Schroeder.

In più, sulla scena nazionale, Renzi ha modo di smentire chi lo accusa di fare solo annunci e provvedimenti simbolici, la Confindustria non può pretendere di più e — soprattutto — il premier può attrarre settori dell'elettorato non di sinistra sia tra gli astensionisti sia anche nel centro-destra. 

Da parte sua l'elettorato di sinistra non "antagonista" del Pd difficilmente può essere messo in crisi da una Cgil che — in rottura con Cisl e Uil (i cui dirigenti sono quasi tutti elettori di sinistra) — ha rieditato un'Italia "in bianco e nero", da anni 70.  Lo spot promozionale della manifestazione in cui la Cgil attacca il capo del governo-segretario del Pd come un nuovo Mussolini e lo definisce strumento di Marchionne e di Paperon de' Paperoni contro i lavoratori italiani può essere condiviso solo da una platea di esaltati, ma estremizza e isola la protesta di piazza.

Tra Susanna Camusso e Angela Merkel il premier italiano può così presentarsi come persona che cerca di fare qualcosa di concreto in modo equilibrato. Ma le criticità permangono.

A Bruxelles Renzi è riuscito destreggiarsi durante la riunione del Consiglio europeo (cioè l'assise dei capi di Stato e di governo) dove i socialisti sono, per un voto, in maggioranza. Con l'appoggio di Cameron si è tentato di trasformare questo istituto in una sorta di Corte di Appello rispetto alla nuova Commissione — la cosiddetta Die Kommission — dove Renzi e i socialisti avevano perso la partita (senza in verità combattere). Tra un debole Barroso in uscita e un prudente Juncker in entrata, la Cancelliera è apparsa meno rigida. Ma l'uso del Consiglio europeo come Corte d'Appello non può ripetersi quando Juncker sarà insediato, dato che alla Merkel i socialisti europei hanno lasciato tutte le leve di potere e di comando dell'Unione con anche il "suo" polacco, Donald Tusk, alla guida dello stesso Consiglio europeo. Per di più non solo Renzi, ma anche gli altri leader di governo socialisti vanno in ordine sparso alla ricerca di un compromesso con "Angie" come dimostra la missione a Berlino del consigliere economico di Renzi, Yoram Gutgeld.

L'aggiustamento dello 0,2 per cento (già messo in conto da Palazzo Chigi) non significa certo che siamo di fronte a una nuova politica economica dell'Unione europea, tanto più che con la Gran Bretagna sempre più in bilico si accentua a Bruxelles il possesso tedesco.


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COMMENTI
27/10/2014 - Occhio a fare i conti senza l'oste (Carlo Cerofolini)

Scenario plausibile, ma a volte chi fa i conti senza l’oste - i mercati ma soprattutto i cittadini - forse gli converrebbe farli due volte e Renzi sembra invece andare avanti a rotta di collo, incurante di tutto e tutti, quando poi gratta, gratta dietro il 40,8% (irripetibili?) dei voti e gli 80 euro (mancia) - ripetuti come un mantra dal Rottamatore e dai renziani - c’è pressoché il vuoto riempito con il nulla.