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SCENARIO/ Sapelli: Renzi, molla Serra e "ascolta" Del Noce e Marx

Che cosa farà ora Renzi? Riuscirà a resistere al tira e molla di sindacati, ex comunisti, finanza e quant'altro? GIULIO SAPELLI si interroga sul dopo Leopolda

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

In questi giorni hanno attirato la mia attenzione avvenimenti e forme di vita del pensiero molto diversi tra di loro, ma che si son trovati riuniti in ciò che accade nella politica italiana, sempre foriera di trasformazioni di grande interesse generale in questi ultimi dieci anni.

In Francia ha suscitato grande interesse la presa di posizione del Governo, “che depositerà un emendamento alla legge di stabilità 2015, riconoscendo il carattere discriminatorio e abusivo” dei licenziamenti che colpirono tra il 1948 e il 1952 i minatori in sciopero del Pas de Calais. “Repressi con le armi, licenziati, espulsi”, migliaia di operai persero il lavoro e furono costretti a emigrare altrove con le loro famiglie e i loro debiti per la discriminazione che li colpì e li perseguitò per anni. Oggi la Francia li onora.

Erano lavoratori che il finanziere Serra oggi chiamerebbe garantiti e con lui la Serracchiani e altri vociferanti personaggi politici che si riuniscono alla Leopolda. Il finanziere evoca anche l’eliminazione dello sciopero nei pubblici servizi, ma non sa che cosa dice, come giustamente hanno ricordato altri protagonisti a quella manifestazione politica. E quel Serra, come tanti altri sostenitori di molti leader politici, appartiene - ecco la seconda riflessione - a quella nuova classe dominante plutocratica che Joel Kotkin nel suo ultimo bel libro agile e svelto, ma non banale, identifica come i sostenitori della sinistra nordamericana, gli obamaniani per eccellenza, ossia gli uomini e le donne dell’alta finanza e dell’high-tech come della green economy; donne e uomini che con stock options confezionate a loro misura guadagnano valanghe di dollari e si dedicano a un filantropismo non cieco, non nascosto com’era quello dei Vanderbilt o dei Rockefeller, ma ben propagandato e pubblicizzato per far sì che la carità sia sempre più pelosa e sempre meno vicina alla giustizia e quindi sempre meno commutativa, come ci insegnava il dimenticato Tommaso d’Aquino - Principe della Romana Cattolica Apostolica Chiesa, prima che filosofo.

A questo pensavo mentre in Tv vedevo sfilare il grande, immenso corteo della Cgil pochi giorni orsono, che ben esemplificava il disagio, la sofferenza, la disperazione dei poveri, dei mai garantiti (perché mai il salario garantisce) e lo confrontavo con il pubblico della Leopolda - bei ragazzi e mature signore, bei vestiti, sfoggio di eleganza e glamour. E mi dicevo: “Com’è trasformata la politica! L’inversione della rappresentanza è compiuta: i nuovi ricchi votano e militano a sinistra, mentre i vecchi e nuovi poveri sono sballottati tra il delirio leghista che disperde una buona politica alleandosi con i neonazisti e non capisce nulla di Marine Le Pen, che aumenta voti e popolarità assomigliando sempre più a Renzi piuttosto che a Casa Pound”.