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STATO-MAFIA/ Mannino: l'interrogatorio di Napolitano è una vittoria di Cosa nostra

Pubblicazione:martedì 28 ottobre 2014

Giorgio Napolitano (Infophoto) Giorgio Napolitano (Infophoto)

Uno degli attacchi che furono fatti a Falcone, quando il governo Andreotti propose il disegno di legge per istituire la Superprocura, era relativo al fatto che si prevedeva la gestione centralizzata dei pentiti. Saltata con l’assassinio di Falcone quell’ipotesi, la gestione dei pentiti è stata frammentata e parcellizzata Procura per Procura. Lo stesso pentito può dire una cosa diversa a Caltanisetta, a Palermo e a Firenze.

 

Interrogando Napolitano, i magistrati vogliono sancire la loro superiorità rispetto alla politica?

Ciò sarà il risultato evidente di questo interrogatorio.

 

Quali sono le origini di questo braccio di ferro tra istituzioni?

Il Codice Vassalli, nell’applicazione giurisprudenziale, ha messo nelle mani dei pubblici ministeri un potere sproporzionato e spropositato. E’ uno dei pochi poteri assoluti che esiste nell’ambito degli ordinamenti e delle istituzioni italiane. Di fatto i pubblici ministeri hanno un potere incondizionato e incontrollabile.

 

In che modo è stato usato questo potere così ampio delle Procure nella lotta alla mafia?

Ci sono episodi ed episodi. Alcuni magistrati hanno usato di questi poteri con molta serietà. Basti pensare all’esempio del Procuratore della Repubblica di Caltanisetta che ha avviato tutto il corso di revisione dei due processi Borsellino, con la condanna di innocenti. Ciò è stato possibile perché il Procuratore di Caltanisetta e i suoi collaboratori hanno riconsiderato con prudenza e sorveglianza il lavoro che aveva fatto invece un altro sostituto, ricercando nei suoi confronti elementi di verifica autentica.

 

Secondo lei complessivamente la lotta alla mafia da parte della magistratura poteva essere condotta più a fondo?

Io non parlerei di magistratura, parlerei di magistrati e magistrati. E parlerei soprattutto dell’orizzonte ideologico in cui si sono cacciati alcuni magistrati. Quando parlo di orizzonte ideologico, mi riferisco a un orizzonte persino peggiore di quello politico. Quando i magistrati erano controllati da Violante ciò avveniva all’interno di un disegno strumentale ma identificabile. Adesso invece alcuni pm sono preda delle ossessioni ideologiche, e la conseguenza è che difetta perfino l’orizzonte politico. E’ davvero la crisi non soltanto della giustizia, ma delle stesse istituzioni repubblicane.

 

(Pietro Vernizzi)



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