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NAPOLITANO/ Agueci (pm Palermo): la trattativa Stato-mafia? Forse

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Giorgio Napolitano (Infophoto)  Giorgio Napolitano (Infophoto)

La difesa in diversi punti è tornata su tematiche che erano state affrontate nel nostro esame, o su tematiche estranee al processo, e su quelle, correttamente, non è stata data risposta.

Cosa può dire dei progetti mafiosi di attentare a Napolitano e a Giovanni Spadolini tra il '93 e il '94?
E' un tema che è stato oggetto di domande al capo dello Stato. Il presidente ha risposto dicendo che era stato informato e che erano state adottate le misure di sicurezza speciali e più rigorose atte a prevenire questi attentati. Fino a quando non gli è stato comunicato che era un pericolo meno concreto di come si era ritenuto in un primo momento. 

Una trattativa tra lo Stato e Cosa nostra c'è stata o no?
Appurare ciò è proprio oggetto del processo.

Come giudica le critiche che sono piovute sul vostro operato?
In questa vicenda la Procura di Palermo è stata spesso oggetto di attacchi offensivi e preconcetti in relazione ad iniziative che si svolgevano esclusivamente nell'ottica del processo, e ciò molte volte da parte di persone che del processo conoscevano poco. Noi svolgiamo il ruolo che la legge ci attribuisce e che consente anche di richiedere, ove se ne ravvisi la necessità, di assumere come teste anche il Capo dello Stato, dentro i limiti che la legge e la Costituzione prevedono. L'udienza — ripeto — è stata un grande riconoscimento istituzionale per la figura del presidente della Repubblica, che ha dato un contributo importante all'accertamento della verità.

Non un episodio, l'ennesimo, del conflitto tra giustizia e politica?
No, semmai l'esatto contrario. In questa occasione il rapporto tra le istituzioni giudiziarie e quelle politiche, per di più la più alta di tutte, si è svolto in modo molto corretto e positivo. Le due istituzioni sono incontrate perfettamente, in un clima di piena collaborazione e rispetto.

(Federico Ferraù)




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