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RETROSCENA/ Voto e grande coalizione, Renzi prepara il "piano B"

Pubblicazione:domenica 5 ottobre 2014

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Le accuse di immobilismo adombrano scenari alternativi all'attuale, il rischio di un commissariamento della nostra economia (che non ne vuol sapere di ripartire), con l'ombra del governatore della Banca d'Italia Visco a stagliarsi su Palazzo Chigi e quella del numero uno della Bce, Draghi, sul Quirinale. Con o senza la supervisione della Troika europea (stile Grecia), poco importa.

Matteo Renzi non sembra però affatto propenso ad attendere immobile che la situazione gli sfugga di mano. Sino alla fine del semestre europeo non potrà passare al contrattacco. Dal primo gennaio, però, lo scenario potrebbe mutare all'improvviso. Si apre infatti una finestra di opportunità della durata di circa 4 mesi entro cui si potrebbero collocare elezioni politiche anticipate che sarebbe lo stesso premier a provocare e cercare. Sin troppo facile motivarle con l'incapacità del parlamento di vare le riforme. Renzi potrebbe così gestire da Palazzo Chigi un passaggio elettorale che, al momento, lo vedrebbe sicuro vincitore per assenza di alternative credibili. 

Secondario il problema della legge elettorale. Sarebbe possibile votare anche con il consultellum (il brandello di legge elettorale sopravvissuto alla sentenza della Corte costituzionale del dicembre 2013). E se — come sarebbe in quel caso probabile — a Renzi mancasse una manciata di parlamentari, una grande coalizione con Berlusconi sarebbe molto più facile da fare potendo contare su gruppi parlamentari depurati dalla quasi totalità dei suoi oppositori. Del resto, da un passaggio elettorale a primavera il quadro elettorale uscirebbe drasticamente semplificato. Secondo quasi tutti i sondaggi, potrebbero essere solo quattro i partiti ammessi in parlamento, perché capaci di superare il 4%: Pd, 5 Stelle, Forza Italia e Lega Nord. 

I rischi maggiori vengono però a Renzi forse dal fronte interno al suo partito. La polemica sul tesseramento in crisi non è che l'antipasto dell'assalto che la vecchia guardia dei D'Alema e dei Bersani sta silenziosamente preparando. Lo scontro andato in onda nell'ultima riunione della direzione potrebbe ripetersi a breve. E la coesione dei democratici potrebbe essere messa a dura prova.



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