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SCENARIO/ Grillo, Renzi, Berlusconi, "intesa" sulle elezioni anticipate

Pubblicazione:lunedì 6 ottobre 2014

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

"L'allargamento – affermava Fischer – rende indispensabile una riforma di fondo delle istituzioni europee" se non si vuole che "l'interesse dei nostri cittadini non sprofondi sotto zero". E, comunque, anche Fischer pensava ad un "allargamento rapido verso Est" con "posizione centrale della Germania" che Romano Prodi come presidente della Commissione Europea in quegli anni ha diligentemente attuato. 

Ma la politica tedesca del "nocciolo duro" è stata finora "legittimata" dalla tradizionale diarchia franco-tedesca. All'indomani del risultato delle elezioni europee si è invece assistito al dissolvimento della diarchia fino alla violenta polemica degli ultimi giorni tra Parigi e Berlino. La Merkel sta inventando-raccattando una polarità alternativa alla Francia tra estremo ovest ed estremo est dell'Ue sostituendo la partnership francese con un asse ispano-polacco secondo antica "grandezza" germanica.

E' quindi necessario che il governo italiano abbia un minimo di strategia (una catena di 'mosse' e di alleanze). 

E' sul tema di una maggiore integrazione non solo monetaria, ma anche economica e politica che si aspettava la caratterizzazione della presidenza di turno italiana. Persino sul piano della visibilità (e della demagogia sui "costi della politica") anziché attaccare a vuoto fantomatici "euroburocrati", ci si aspettava che il nostro premier-"Jeune Homme" contestasse gli sprechi di un sistema di potere che mentre chiede "rigore" ai cittadini va, ogni mese, traslocando tra Bruxelles e Strasburgo con due grottesche sedi del Parlamento europeo buttando via una valanga di milioni di euro. 

Gli annunci di "grandi, clamorose e imminenti svolte" da parte di Renzi vanno bene per il pubblico italiano e i tweeter dei fans, ma sono acqua sulla roccia per la platea delle istituzioni comunitarie e delle cancellerie europee. Mercoledì a Milano non si tratta di "inventare una notizia" (Renzi-Superman che "sblocca" i 300 miliardi che Juncker verrà di certo a ribadire, ma sempre con le clausole scritte su dettatura di Schauble). E' auspicabile che dopo i recenti viaggi negli Stati Uniti e a Londra il nostro premier abbia tratto lumi per un riposizionamento positivo e non più isolato e subalterno alla Merkel.

L'andamento del vertice europeo chiarirà quindi i margini di manovra del governo italiano nei confronti di Bruxelles e se Renzi sia ancora in condizione di andare avanti oppure se non gli convenga ripiegare verso le elezioni anticipate. 

Il Patto del Nazareno infatti presenta qualche affanno. L'intesa con l'opposizione è giustificata dalla necessità di riforme istituzionali ed anche per salvaguardare una agibilità parlamentare ai provvedimenti del governo. E' però sempre più difficile per Renzi "giocare" su due maggioranze nel momento in cui è rottura frontale tra Forza Italia e Nuovo Centro-Destra e cioè se il Patto con Berlusconi implica una riforma elettorale contro gli alleati di governo. D'altra parte la tenuta parlamentare del Patto è controversa come emerge dalle votazioni per la Consulta. E' evidente che Giorgio Napolitano non intende dimettersi con un simile Parlamento. Il messaggio di richiamo mandato dal Quirinale alle Camere per la mancata elezione dei giudici costituzionali più che un preannuncio di dimissioni sembrava una minaccia di scioglimento anticipato. 


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