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JOBS ACT/ 1. Fassina: vittoria di Sacconi e Ichino, il Pd esce con le ossa rotte

Per STEFANO FASSINA, la svolta a destra dell’esecutivo Renzi è una manovra che oltre a essere iniqua, aggrava la condizione economica del Paese, la disoccupazione e il debito pubblico

Stefano Fassina e Susanna Camusso Stefano Fassina e Susanna Camusso

“La svolta a destra dell’esecutivo Renzi sul lavoro è una manovra che oltre a essere profondamente iniqua, aggrava la condizione economica del Paese, la disoccupazione e il debito pubblico”. Lo afferma Stefano Fassina, deputato del Pd e direttore scientifico di Nens. Ieri in Senato è stata bagarre, con il M5S che ha inscenato una colorita protesta mentre la sinistra del Pd ha annunciato il sì alla fiducia chiesta dal ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi. Anche se la vera partita inizierà quando il Jobs Act approderà alla Camera.

 

Il governo ha chiesto al parlamento una delega in bianco, “bloccandola” con il voto di fiducia. Come valuta questa scelta?

Quanto è avvenuto è un problema grave per il Parlamento, perché il Senato è stato forzato dal governo a dare la fiducia a una delega sostanzialmente in bianco su punti fondamentali che riguardano le condizioni di lavoro delle persone. Nel merito non condivido il fatto che nel Jobs Act non vi sono limitazioni ai contratti precari e interinali e non vi sono indicazioni chiare sulle risorse aggiuntive da dedicare agli ammortizzatori sociali per i lavoratori precari. Come pure che nell’interpretazione data dal governo si nega la possibilità per chi è licenziato senza giustificato motivo di essere reintegrato al lavoro.

 

Che cosa ne pensa di quanto è avvenuto ieri in aula?

Dal momento che si tratta di un voto di fiducia, era naturale che il governo avesse la maggioranza, nonostante alcuni senatori non abbiano partecipato al voto. Attraverso il metodo scelto si introduce però una ferita profonda non soltanto nel Parlamento ma anche nel Partito Democratico e negli interessi che vogliamo continuare a rappresentare. E’ un grave errore che dobbiamo assolutamente provare a correggere nel passaggio della delega alla Camera.

 

Per Civati chi non è d’accordo con il Jobs Act per coerenza doveva votare no. Lei che cosa ne pensa?

Ritengo che vada tenuto in considerazione che un no da parte di tutti coloro che non sono d’accordo vorrebbe dire fare cadere il governo. Ma ciò non toglie che le correzioni vadano fatte e che dobbiamo assolutamente provare a farle alla Camera.

 

In che modo è possibile lavorare dentro al partito per condurlo a cambiare posizione?