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STATO-MAFIA/ Sechi: ecco quello che Napolitano non ha detto

Giorgio Napolitano (Infophoto) Giorgio Napolitano (Infophoto)

Comportò una vera e propria decapitazione, un esproprio del potere decisionale. Martelli fece riaprire i penitenziari di Pianosa e dell'Asinara in cui il 19 luglio vennero sistemati, in regime di carcere duro, i boss più pericolosi.

Vada avanti.
Dopo il 25 luglio un disegno di legge del governo sancì che in Sicilia si potesse utilizzare in maniera massiccia l'esercito, i cui ufficiali assunsero la qualifica di ufficiali e agenti di polizia giudiziaria. E gli effetti si videro subito, perché nel giro di pochi mesi vennero assicurati alle patrie galere Riina, i fratelli Graviano, Bagarella, Brusca, Aglieri, Giuffré, Greco e lo stesso Provenzano.

Il carcere duro però è stato oggetto di forti contrasti, anche di accuse di incostituzionalità.
Intendo limitarmi ad una considerazione storica. Da questo punto di vista il carcere duro ha significato la rottura della catena di comando tra le famiglie e i mandamenti, che si videro improvvisamente privati della possibilità di ricevere ordini.

Vi furono altre misure del governo di allora che dimostrano come lo Stato non fosse stato piegato?
Vi furono le misure del 41 bis a carico di 325 detenuti con scadenza prolungata fino al 20 luglio 1993. Altri decreti repressivi vennero emanati su delega di Martelli alla direttiva del Dap il 15 settembre 1992, nei confronti di 567 detenuti, con scadenza fissata al novembre 1993 e al gennaio 1994. Per non parlare delle legge sui collaboratori di giustizia e il favore dato al proliferare dei pentiti. Come chiamare tutto ciò se non una vittoria dello Stato e una sconfitta plateale della strategia di Riina?

Come mai tutto ciò non emerge nelle dichiarazioni dei principali personaggi politici e dello stesso capo dello Stato, Giorgio Napolitano?
Il potere politico continua a non rendersi conto di quali potenti armi Martelli e e Scotti gli avessero messo in mano...

A sentir lei sembra quasi che lo Stato abbia, per così dire, avuto paura di stravincere.
Infatti. Invece di chiudere definitivamente la partita con la mafia, dopo l'emanazione del decreto Falcone che ho citato, lo Stato diede la sensazione di abbassare il tiro. Lasciò smantellare il pool antimafia ideato da Rocco Chinnici e non favorì la nomina di Falcone a capo di quell'ufficio. Si ebbe la mancata sorveglianza e perquisizione del covo di Riina.

Ci fu o no una ripresa dell'iniziativa forte dello Stato?
Solo quando alla testa della Procura di Palermo arrivò il torinese Gian Carlo Caselli. Furono irrogati 650 ergastoli e si avviarono processi importanti nei confronti di imputati collusi con la mafia come Dell'Utri, Andreotti, Contrada, eccetera. Vennero sequestrati arsenali di armi e patrimoni illeciti per un valore di circa 10 miliardi di vecchie lire.

Definisce "colluso" un politico come Andreotti? Come fa a dirlo?


COMMENTI
01/11/2014 - commento (francesco taddei)

Napolitano, tolta la riverenza ossequiosa, rimane un politico di lungo corso (troppo) che non ha quello che si dice un pedigree trasparente.