BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

STATO-MAFIA/ Sechi: ecco quello che Napolitano non ha detto

Pubblicazione:

Giorgio Napolitano (Infophoto)  Giorgio Napolitano (Infophoto)

La sentenza emessa a Palermo dal presidente del Tribunale Salvatore Scaduti non giustifica questo termine. Andreotti ha, per una parte della sua attività e biografia politica, allevato luogotenenti come Salvo Lima, che all'"onorata società" sono stati legati, ma i ministri Scotti (democristiano) e Martelli (socialista) hanno fatto parte del suo governo. Il termine "colluso", in effetti, non rende interamente questa situazione.

Lei, da storico, che cosa si aspetta dal lavoro della Procura di Palermo?
Dovrebbe spiegarci perché la mafia quando era debolissima, grazie alla legislazione repressiva del governo, non sia stata sgominata. Detto diversamente, dovrebbe darci i nomi dei rappresentanti delle istituzioni che hanno deciso una soluzione impressionante: cioè che l'ordinamento sovrano, liberal-democratico, dello Stato dovesse, e debba, convivere o coabitare con un ordinamento minore e criminale come quello di Cosa nostra.

Cosa pensa della mancanza di "interlocuzione" personale tra Napolitano e il consigliere Loris D'Ambrosio sul punto evocato nella drammatica lettera di quest'ultimo del 18 giugno 2012, nella quale D'Ambrosio cita, respingendola, l'ipotesi di "indicibili accordi"?
Ho grande stima di Giorgio Napolitano, ma sinceramente è incomprensibile che non abbia indotto il suo consigliere giuridico a spiegargli quel che egli stesso ha ammesso di sapere, cioè che Riina aveva ricattato lo Stato ponendogli un aut aut micidiale: o si piega, mitigando le pene dei detenuti, o lo mettiamo a ferro e a fuoco. Bisogna rompere ogni forma di solidarietà istituzionale, soprattutto quando il nostro paese a causa di reticenze e complicità protrattesi a lungo nel tempo ha rischiato addirittura un colpo di stato.

(Federico Ferraù)



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
01/11/2014 - commento (francesco taddei)

Napolitano, tolta la riverenza ossequiosa, rimane un politico di lungo corso (troppo) che non ha quello che si dice un pedigree trasparente.