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NAPOLITANO/ Così re Giorgio manda all'aria i calcoli di Renzi e Silvio

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Giorgio Napolitano (Infophoto)  Giorgio Napolitano (Infophoto)

Il comunicato della Presidenza della Repubblica offre un chiarimento inequivocabile sulle voci che si sono diffuse circe le prossime dimissioni del Capo dello Stato. E nello stesso tempo fornisce un ulteriore elemento di riflessione sulla rapida accelerazione del quadro politico-istituzionale, anche a livello internazionale. 

Innanzitutto, al di là della formula giornalistica del non confermo e non smentisco, il presidente ribadisce quanto aveva detto espressamente sin dal primo giorno del suo secondo mandato: questo settennato è nato sotto "limiti e condizioni anche temporali". Certo, una deviazione piuttosto originale dal dettato costituzionale — che non prevede certo che la carica presidenziale sia assunta sub condicione —, ma che è stata platealmente accettata dal Parlamento quando scroscianti applausi accolsero il secondo (e duro) discorso di insediamento di Napolitano. Nel comunicato anche un successivo accenno conferma l'eccezionalità costituzionale di questa seconda presidenza. Il capo di Stato, infatti, non ritiene trattarsi di un nuovo incarico, ma di una "fase di straordinario prolungamento" del primo mandato.  

Al di là dei tecnicismi, Napolitano mette in chiaro che la sua intenzione di dimettersi anticipatamente non è un capriccio, ma la logica conseguenza di una premessa già evidente a tutti e quindi da considerarsi oramai accettata, quasi si tratti di una convenzione costituzionale: egli aveva promesso che non avrebbe concluso il mandato, e ritiene nella sua esclusiva disponibilità la decisione circa il momento in cui interromperlo. Quest'ultima precisazione, tuttavia, suona come una rivendicazione costituzionalmente ultronea: nessuno potrebbe mai impedire al presidente di dimettersi, trattandosi di atto che, come noto, non richiede controfirma o accettazione alcuna. Ciò che il presidente aggiunge di suo — e cioè il fatto che le dimissioni saranno accompagnate da "ampia motivazione alle istituzioni, all'opinione pubblica, ai cittadini" — appartiene, come dire, al portato proprio di questa presidenza. Napolitano ha intessuto un costante rapporto di interlocuzione con l'opinione pubblica, spesso anche scavalcando e innovando i canali dell'informazione istituzionale. Che lo stesso debba accadere anche per il gesto più eclatante della sua esperienza, cioè per le dimissioni anticipate, non può affatto meravigliare.   

E allora nulla di nuovo da questo comunicato? Al contrario, il contenuto e soprattutto la tempistica suggeriscono ben altro. Per la prima volta il presidente fa ufficiale riferimento a un preciso termine temporale, la "Presidenza italiana del semestre europeo" che, come noto, è in procinto di chiudersi. Dunque, le dimissioni sono alle porte, e tutti ne sono adesso ufficialmente avvertiti. Certo il presidente avverte che l'approssimarsi delle dimissioni non gli impedisce gli esercitare le sue funzioni "nella loro pienezza", ma, allo stesso tempo, ciò significa implicitamente che dal momento delle dimissioni egli sarà sostituito dal presidente supplente. Nulla impedirà anche a quest'ultimo, ove vi sia necessità, di esercitare tutti i poteri presidenziali, ivi compreso lo scioglimento anticipato delle Camere.



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