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RENZATE/ Il nuovo pifferaio di Hamelin e la vendita in Borsa del Colosseo e degli Uffizi...

Pubblicazione:mercoledì 12 novembre 2014

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Già, la storia. Ma se lasciamo stare l'Impero Romano, il Rinascimento, le Repubbliche Marinare e tutto il resto, è proprio nella storia dell'ultimo mezzo secolo che vanno ricercate le cause di tutti nostri mali: un gran bel periodo di crescita, nel quale però il debito pubblico è cresciuto a ritmi assai più vertiginosi, e in cui la corruzione e il voto di scambio hanno inquinato ampiamente le istituzioni e il loro rapporto con i cittadini e con l'economia. Così si spiegano i voti che hanno sostenuto partiti di governo con leader che sono riusciti a raccogliere centinaia di migliaia di preferenze…probabilmente grazie ad altrettante assunzioni nella scuola e nella pubblica amministrazione. Non c'è settore (vogliamo prendere a caso quello farmaceutico?) che non abbia beneficiato di una cornucopia di dobloni pubblici, ricambiando adeguatamente con consenso e voti. Per non parlare della Fiat… 

Ma per non sconfinare nelle analisi politico-economiche, a Yoda basta invitare a riflettere sul ventennio più recente, dominato da un genio della televendita politica (guarda caso, un altro uomo solo al comando…) che grazie alla connivenza dell'opposizione che non ha mai sollevato sul serio la questione del conflitto di interessi, ha riempito la testa degli italiani di slogan di facile presa. Grazie allo strapotere delle sue tv (costruite anche grazie a frequenze regalate da un presidente del Consiglio amico…) finché non è intervenuta la comunità internazionale a suonare il campanello di fine ricreazione. Ma oramai il danno era fatto. Gli italiani, pur seduti sull'orlo di un burrone, ma oramai completamente assuefatti alla droga della comunicazione politico-televisiva, hanno mal digerito le modeste scelte tecniche del supertecnico Monti (per non parlare del cagnolino!!!), e il profilo troppo riservato del volenteroso Letta. 

E così si sono rinfrancati come vecchi cocainomani solo grazie alle massicce dosi di retorica del pimpante neo presidente del Consiglio, che ad ogni piè sospinto afferma di voler cambiare l'Italia. Senza mai mostrare una ricetta precisa, ma una serie di titoli di carattere generale e di cronoprogrammi che rimandano sempre in avanti le applicazioni concrete. E tutti giù a credergli e ad osannarlo, ubriacati dal suo assai disinvolto e furbissimo uso delle figure retoriche. Se esaminate i suoi continui e interminabili discorsi, scoprirete che da dalla A di allegoria alla Z di zeugma, il Renzi si sa destreggiare da consumato attore tra le figure di dizione, di elocuzione, di ritmo, di costruzione, di significato e di pensiero. Che si tratti di anacenosi o di captatio benevolentiae, di dilogìa o di entimema, di enfasi o di litote, di ossimoro o polisindeto, di scarto semantico o di tautologia, bisogna riconoscere che il nostro Presidente del Consiglio le sa usare e padroneggiare tutte alla perfezione, non si sa se grazie ad ore di prove davanti allo specchio, o per una innata capacità affabulatoria (Yoda propende per la seconda tesi).


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