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RETROSCENA/ Dietro l'accordo Renzi-Berlusconi, lo "sgambetto" di Napolitano

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

E Berlusconi? Al di là di potersi scegliere i propri parlamentari grazie al meccanismo dei capilista bloccati, il suo principale risultato è ottenere il rinvio delle elezioni. Se si arriverà al 2018, a fine legislatura, solo il tempo lo dirà. Ma nel 2015 assai difficilmente si tornerà alle urne. Questo però più che merito dell'accordo con il premier è dovuto alla spada di Damocle delle dimissioni di Giorgio Napolitano. 

E questo dettaglio fa pensare che nell'ora e mezza di confronto a Palazzo Chigi si sia discusso anche di questo tema, del successore dell'attuale capo dello Stato, che questo parlamento sarà chiamato a scegliere all'inizio del prossimo anno. Questa forse è la vera natura del patto di Palazzo Chigi, siglato nel terzo anniversario delle dimissioni da premier di Berlusconi.

Per attuarlo Renzi dovrà guardarsi soprattutto dalle insidie di casa propria, dove la sinistra interna mette in discussione molti dei punti del patto, come i capilista bloccati, e ritiene uno strappo irreparabile la richiesta di un nuovo voto di fiducia sul Jobs Act senza cambiamenti significativi rispetto al testo uscito dal Senato. Sorgerebbe un problema politico, ha spiegato Fassina in direzione Pd. Insieme alla Cgil la sinistra interna costituisce oggi la vera opposizione al renzismo. Molto timida, per la verità. Di sicuro, tutto il resto è noia, almeno per il momento.

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