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LETTERA/ Stato contro Regioni, chi è la "vittima" del centralismo alla Renzi?

Pubblicazione:domenica 2 novembre 2014

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Caro direttore,
quanto sta accadendo in questi tempi nel nostro Paese a livello politico istituzionale desta non poche preoccupazioni non solo per i conti dello Stato, per la crisi economica e sociale, ma anche per il nuovo corso della politica nazionale che oggi più che mai sembra avere il fiato corto, fa fatica ad interpretare il momento che stiamo vivendo e si sta incanalando su strade molto pericolose. 

Senza addentrarmi in molte riflessioni al proposito, volevo porre sinteticamente l’accento sul neocentralismo statalista che sembra oggi essere uno dei rischi più pericolosi e concreti, rischio del tutto complementare al personalismo sempre più spinto nella politica nostrana. 

In nome della cosiddetta spending review e della sburocratizzazione si sta affermando un disegno che riporta allo Stato centrale tutta una serie di funzioni e di capacità decisionali che fino ad ora erano in capo alle Regioni. 

Certo, le Regioni non sempre e soprattutto non tutte hanno dato prova di saper esercitare al meglio le proprie competenze, ma è altrettanto vero che è tutto da dimostrare che lo Stato sappia fare meglio delle Regioni stesse. Ciò nonostante nel dibattito sui tagli ai bilanci pubblici e sulla riforma costituzionale sembra quasi che il governo voglia accreditare l’equazione “Regioni uguale a sperperi, Stato uguale a maggior efficienza ed efficacia”. 

Non a caso anche personaggi autorevoli della politica nazionale si sono più volte espressi a favore di un riduzione del numero delle Regioni e della cancellazione delle Regioni e Province a statuto speciale. Dal commissario straordinario per la spending review Cottarelli, all’on. Richetti, fino al ministro per le Riforme Boschi, emerge ormai un’aperta ostilità al sistema delle autonomie regionali, siano esse ordinarie o speciali. 

Richetti ha dichiarato anche recentemente che Renzi deve andare fino in fondo nella condivisa proposta di arrivare a dieci Regioni al posto delle attuali 20, eliminando le Regioni e le Province autonome a statuto speciale. E il ministro Boschi ha infiammato l’ultimo giorno della Leopolda renziana, affermando nel suo intervento sulla riforma del Titolo V della Costituzione che sarebbe favorevole “all’abolizione delle Regioni a statuto speciale”. Poco credibile è risultata la successiva parziale smentita della Boschi per placare l’irritazione manifestata al premier dai vari presidenti delle Regioni autonome e in particolare della Serracchiani. E non si può non tener conto del fatto che il ministro per le Riforme è considerata un’autorevole portavoce del Renzi-pensiero. Del resto anche il recente dibattito/scontro tra Renzi e Chiamparino sui tagli alle Regioni ordinarie ha messo in luce quasi un’insofferenza del Governo per il sistema delle autonomie regionali.


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COMMENTI
02/11/2014 - commento (francesco taddei)

le regioni sono state una decisione dello stato. non sono repubbliche. vanno ridotte e ingrandite e rese autonome sulle loro competenze (anche queste da rivedere) con entrate sicure. poi una cessazione delle ostilità dei cittadini delle regioni autonome verso gli italiani (senza i quali non potrebbero godere dei loro privilegi) sarebbe almeno doverosa. quindi mettere in appalto tutte le aziende a partecipazione. insomma un bello snellimento. cominciamo oggi e tra cinquant'anni forse ci saremo riusciti...forse.