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DENTRO LA LEGA NORD/ Il Veneto, da roccaforte a teatro della guerra fratricida

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Il governatore del Veneto, Luca Zaia (Infophoto)  Il governatore del Veneto, Luca Zaia (Infophoto)

E tuttavia una distinzione di fondo emerge, perché riguarda due capolinea diametralmente opposti nelle intenzioni dei successori di Bossi. Con Salvini che guarda a una Lega radicalizzata, coagulo dei non pochi malpancisti d’Italia e sostanzialmente anti-sistema: non a caso alleata in Europa con la destra estrema francese di Le Pen. E con Tosi che invece punta a una Lega riferimento dell’area moderata, che assieme ad altri movimenti riesca a costruire quel centrodestra europeo di cui l’Italia è orfana.

Conflitto non mediabile, come si vede. E che comunque deve fare i conti con qualcosa e qualcuno ben diverso dal classico terzo incomodo. Salvini e Tosi, con intenti opposti, giocano su quell’ampia galassia berlusconiana che il tramonto dell’ex Cavaliere sembra trasformare in terra di conquista. Ma è tutt’altro che scontato che Berlusconi intenda cedere il passo. E soprattutto, è più che probabile che un elettorato fin qui tenuto insieme dal collante Silvio, si spacchi in due una volta che essi venga meno. Rendendo ininfluenti entrambi gli aspiranti colonnelli.



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