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RENZI E LO SCIOPERO/ Forte: così Premier e sindacati si "dimenticano" del lavoro

Pubblicazione:venerdì 21 novembre 2014

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Da questo punto di vista Renzi commette due gravi errori. Il primo è che adotta uno schema che serve poco per la produttività, attuando una legge delega che lascia in ombra la questione dei licenziamenti disciplinari. In secondo luogo, il Jobs Act prevede un contratto di lavoro a tempo indeterminato le cui caratteristiche sono di essere unico, nazionale e a tutele crescenti.

 

Perché il contratto unico a tutele crescenti non va bene?

Perché in questo modo si ignora che nella realtà del lavoro esistono tante modalità diverse per creare occupazione. Giovani, donne, anziani, chi non riesce a trovare un lavoro a tempo pieno hanno bisogno di tipologie contrattuali diverse. Bisogna trovare il modo per fare incontrare domanda e offerta di lavoro secondo le diverse stagioni ed esigenze. Occorrono quindi tante tipologie di contratti, non uno solo.

 

Qual è il modello cui guardare?

Il modello cui guardare è quello di un contratto aziendale che serva nelle varie circostanze specifiche. Del resto i settori su cui si basa l’attuale sistema dei contratti nazionali oggi non ha più nessun significato, perché il progresso tecnologico fa sì che il tessile possa essere chimico e la meccanica possa essere elettronica.

 

La Cisl dice no allo sciopero generale ma sì all’agitazione per il pubblico impiego. Che cosa ne pensa di questa posizione?

È una posizione assurda. Fa bene a dire no allo sciopero generale, che è un errore, ma poi conferma l’agitazione del pubblico impiego. Quest’ultimo è quello più garantito e rispetto a cui c’è un maggior bisogno di sviluppo di produttività. Qualora i licenziamenti disciplinari fossero resi più agibili, ciò dovrebbe riguardare anche il pubblico impiego.

 

Lei vorrebbe una maggiore possibilità di licenziare i dipendenti pubblici?

Il punto è che l’amministrazione statale è il settore in cui c’è la maggiore garanzia di un posto fisso e la maggiore sottrazione alla competitività, per cui la produttività dipende molto dal comportamento dei singoli. La Cisl appoggia l’agitazione del pubblico impiego lo stesso giorno in cui c’è lo sciopero generale. Sarebbe stato molto più coerente se avesse indetto lo sciopero del pubblico impiego in un giorno diverso. D’altra parte fino a poco tempo fa la Cisl era a favore dei contratti di lavoro decentrati e se fosse coerente si opporrebbe al Jobs Act in nome di questi ultimi.

 

(Pietro Vernizzi)



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
21/11/2014 - la riforma del mercato del lavoro (antonio petrina)

Attendendo la decisione della verifica finale della legge di stabilità,il governo si trova tra scilla e cariddi ,tra far le riforme strutturali che la UE le richiede per la sostenibilità dei conti e di contro prevenire la catastrofe con la mentalità conservatrice di chi vorrebbe cambiare perchè non cambi nulla, ovvero le tre facce della stessa medaglia ( rectius: conservazione), come oggi scrive Ichino su IL Foglio del 21.11.2014