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Politica

DIETRO LE QUINTE/ Quell'egemonia "involontaria" dei Liberal Pd sul Renzi-pensiero

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Intanto, è evidente che il rafforzamento istituzionale del governo trascina con sé parecchie conseguenze: la prima è il cambiamento di ruolo della Presidenza della repubblica. La seconda è la ridislocazione dei poteri del sindacato. Proprio perché il governo era debole, il Parlamento è diventato la Camera delle corporazioni e il luogo di transazione con le potenze sociali, tra cui, appunto, il sindacato. Questo è il senso istituzionale della concertazione, il rifiuto renziano della quale ha generato una reazione estremistica della CGIL. Abituati a leggi favorevoli e al diritto di veto, si trovano male nel nuovo assetto, anticipato nei progetti, ma già praticato nella realtà da Matteo Renzi. La crisi della concertazione richiede necessariamente di ripensare le forme della cogestione, della partecipazione, che sono già state sperimentate, per es. in Germania. E anche le forme della contrattazione. Il passaggio dal livello 1 della contrattazione centralizzata a quello di secondo livello, legato alla produttività e al territorio. Più faticoso questo livello 2 per gli imprenditori e per i sindacati, comodamente assisi nell’egualitarismo centralistico. Che questa crisi profonda di identità del sindacato stia generando forme di estremismo – Landini ha proclamato: “andremo fino in fondo!” – e faccia da sponda al ribellismo crescente di fasce di popolazione è un fatto. Lo ha fatto notare Giorgio Tonini: ribellismo, “sciopero sociale”, adesione annunciata della CGIL al referendum anti-Euro e antieuropeista non hanno affatto portato ad una crescita della sinistra, ma solo ad un aumento – nei sondaggi – del fascioleghismo di Salvini. A questo ha richiamato anche un vecchio leone ormai novantunenne, Emanuele Macaluso.

La terza conseguenza è la crisi della vecchia forma-partito e l’elaborazione necessaria di una nuova. Il partito a vocazione maggioritaria è diverso dal “partito-ditta” di Bersani, perché non si illude più di avere un suo elettorato fedele. Detto in altro modo: non è più un partito di classe, anche se Renzi alle europee è diventato il primo partito degli elettori operai, mentre la ditta di Bersani nelle elezioni del 2013 era solo terza nelle preferenze degli operai. Un partito a vocazione maggioritaria e di governo rende visibile il proprio messaggio e lo incarna in un leader di partito e di governo, come, del resto, accade in tutta la sinistra europea. Il “partito che c’era”, ha concluso Morando, non è quello di cui la sinistra ha bisogno oggi. Certo, deve essere dotato di una visione, di una “narrazione” coerente, che cerchi di dare senso all’impegno individuale, nell’epoca della “disintermediazione” e della solitudine liquida. Con un’avvertenza: che il tutto è reversibile. Le porte delle opportunità del cambiamento si aprono e si chiudono in fretta.

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