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CAOS ITALICUM/ Il "giochetto" sporco di Renzi non piace alla Consulta

Pubblicazione:domenica 23 novembre 2014

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Nulla esclude allora che si possano bloccare i due procedimenti di riforma, costituzionale e elettorale, e soprattutto che si debba ricorrere allo scioglimento anticipato delle Camere. Ma in questa evenienza ci troveremmo senza una normativa elettorale pienamente funzionante. Infatti, ancora appare concretamente imprecisato quel principio espresso dalla Corte circa l'espressione della "preferenza" da parte del votante, e che sinora non ha trovato riscontro nell'approvazione di un'apposita normativa: quante preferenze potrebbero essere espresse, in quale modo e con quali esiti elettorali?

I Governi sinora succedutisi — Letta e Renzi — non si sono preoccupati di ciò; e lo stesso ha fatto il Parlamento, prevalendo in entrambi, evidentemente, un mal considerato interesse alla rispettiva sopravvivenza. La stessa Corte costituzionale, nelle parole dei suoi presidenti, ha più volte auspicato l'approvazione di una nuova legge elettorale, ma non ha sinora posto all'attenzione delle altre istituzioni competenti la grave omissione sinora perdurante. E neppure il capo dello Stato ne ha fatto cenno nelle sue non infrequenti esternazioni.

Da questo punto di vista, appare davvero pregiudizievole per il nostro ordinamento costituzionale il fatto che sinora sia prevalso un atteggiamento del tutto attendista rispetto alla corretta e integrale applicazione della sentenza della Corte costituzionale d'inizio anno sulle leggi elettorali della Camera e del Senato. Ben poche voci si sono levate, a ogni livello istituzionale e politico, per richiamare Governo e Parlamento al fondamentale dovere costituzionale che impone il rispetto delle sentenze del giudice delle leggi. Che talora il legislatore sia sordo ai richiami della Corte costituzionale, è senz'altro atteggiamento poco commendevole. Ma che ciò avvenga là dove si debba dare applicazione ad un principio di democraticità relativo alla legge costituzionalmente necessaria per il rinnovo degli organi di rappresentanza del popolo, è davvero riprovevole. Proporre e discutere di riforme elettorali e costituzionali senza prima mettere in sicurezza il sistema istituzionale, non è buon segno. Né per chi ne è responsabile, né per chi lo accetta supinamente.



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