BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Politica

CASO "LEGA NORD"/ Il 10% di voti con il "vuoto" intorno

InfophotoInfophoto

La crescita nei consensi portò la Lega Lombarda a federarsi con le altre “leghe” presenti nelle regioni del nord Italia, creando così la Lega Nord, con segretario federale sempre Umberto Bossi, e questa presenza fu importante per l’esplosione del fenomeno passato alla storia come “Mani Pulite”, l’immensa inchiesta della Procura di Milano affidata a un pool di magistrati che, indagando a partire da una tangente di poche decine di milioni di lire, scoperchiò un vaso di Pandora fatto di corruzione, concussione e diffuso malaffare che coinvolgeva tutti i partiti del panorama politico italiano, terremotandone la stragrande maggioranza, assieme a politici di primissimo piano sino ad allora adulati, temuti e rispettati.

La Lega Nord era un tutt’uno con il suo leader Umberto Bossi, con un gesticolare a volte volgare e un eloquio tutt’altro che raffinato, ma forte di una carica emotiva esaltata dalla voce roca e profonda e da poche ma efficaci idee, bucava lo schermo, faceva parlare di sé riempiendo pagine di quotidiani e periodici, che seppur ostili non potevano fare a meno di farlo attore principe della politica italiana. I cardini della Lega ruspante delle origini erano la contrapposizione Nord contro Centro-Sud, rimarcando in particolare la differenza di peso e considerazione per quanto riguardava la produzione della ricchezza, l’incidenza della spoliazione fiscale, l’erogazione di contributi pubblici a fondo perso, la provenienza territoriale dei dipendenti e dei funzionari pubblici. Ma un altro aspetto, non meno importante, era la lotta alla partitocrazia e a una classe politica gerontocratica, il che significava un secco e netto diniego verso i politici di professione e l’utilizzo della Pubblica amministrazione per farne potentati familistici e parentali.

Nel corso dei successivi vent’anni la Lega Nord attraversò varie fasi con alterne fortune elettorali e cambiò diverse volte pelle a seconda che fosse in maggioranza o all’opposizione del governo italiano. Si passò dall’iniziale e generico concetto di autonomia della Lombardia e delle regioni del nord Italia, a un più organico progetto di federalismo (in ciò aiutata dalla presenza di Gianfranco Miglio), dalla volontà di operare una secessione del territorio del nord Italia, ribattezzato “Padania”, al concetto di Lombardo-Veneto, dallaDevolution agli ultimi anni con le proposte di federalismo fiscale, federalismo territoriale, ai costi standard, in una politica di continua attenuazione e delusione degli obiettivi e delle ambizioni iniziali.

L’agonia del partito è iniziata con l’alleanza del 2001 alle politiche nazionali, comprendente Forza Italia, Alleanza Nazionale e Centro Democratico nella coalizione ribattezzata “Casa delle Libertà”, un’alleanza a detta di taluni necessaria per vedere rimpinguate le esanimi casse del partito per iniziative di vario titolo non andate a buon fine, e come non bastasse durante la legislatura sopravvenne l’ictus che colpì il capo indiscusso, Umberto Bossi. Questo accadimento ebbe come conseguenza la creazione del cosiddetto “cerchio magico”, una ristretta èlite di fedelissimi che vicini al capo decidevano le sorti del partito e degli appartenenti al partito.

Ed è da qui che è iniziata una lunga guerra sotterranea che negli anni, come un fiume carsico che lentamente scava la roccia, ha portato a lotte intestine dapprima abilmente sottaciute e poi, a seguito delle indagini della magistratura per una gestione dissennata e truffaldina dei soldi del finanziamento pubblico ai partiti, a emergere con virulenza, culminando nella cosiddetta “notte delle scope”, dove Roberto Maroni e i suoi fedelissimi aggregati sotto l’etichetta di “barbari sognanti” presero le redini del partito e iniziarono un’opera di epurazione degli appartenenti al “cerchio magico”.

Fu un rinnovamento di facciata, infatti sono rimasti in auge sia livello nazionale che a livello locale i soliti personaggi della prima ora, prima “bossiani di ferro” poi “maroniani” per convenienza e sopravvivenza politica, in barba alla lotta nei confronti dei “politici di professione”, c’è stato un assopimento delle linee politiche degli esordi, rozze forse, ma semplici, chiare e genuine, per lasciare spazio a “maneggiatori” da Prima Repubblica.