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CASO "LEGA NORD"/ Il 10% di voti con il "vuoto" intorno

Pubblicazione:domenica 23 novembre 2014

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Quello che fu un movimento nato tra la gente per rivendicare attenzione verso gli interessi della gente delle popolazioni del nord Italia, nel volgere di due decenni ha progressivamente perso la sua carica di spontanea genuinità per disgregarsi tra politici salottieri di professione, arrivisti locali, estremisti di destra, perditempo senza arte né parte, ma soprattutto una linea politica “autonomista” sfumata, con poca presa e credibilità tra i cittadini-elettori del proprio territorio di riferimento.

E qui entra in gioco l’azione politica del neo-segretario Salvini, l’altro Matteo, il finto nuovo che avanza, infatti da un quarto di secolo è in Lega Nord e da almeno vent’anni è percettore di emolumenti per incarichi pubblici di vario tipo (consigliere comunale a Milano, eurodeputato a Bruxelles), che in barba al “nuovismo” che dovrebbe rappresentare, vanta già un curriculum familistico da politico navigato. Infatti, l’ex moglie Fabrizia Ieluzzi è stata per quasi dieci anni alle dipendenze del Comune di Milano, assunta a chiamata dal 2003 e confermata più volte prima da Gabriele Albertini e poi da Letizia Moratti, mentre l’attuale compagna Giulia Martinelli è stata assunta sempre a chiamata nella Regione Lombardia a guida Roberto Maroni all’interno dello staff dell’assessore al welfare Maria Cristina Cantù. Alla faccia del familismo da Prima Repubblica!

Ma quel che è peggio, ha trasformato un partito autonomista-indipendentista in un partito di estrema destra, passando dalla difesa degli interessi dei cittadini della Padania, all’abiura di questo termine per proporsi quale baluardo sull’intero territorio nazionale italiano dall’invasione degli immigrati, dal sogno di una Padania indipendente e mitteleuropea, alla difesa della sovranità italiana dalle pretese di Bruxelles, dalla volontà di essere in un’Europa dei popoli, alla volontà di uscire dall’Euro, allontanarsi dall’Europa all’insegna di un’autarchia dal vago sapore di ventennio mussoliniano.

Come se il problema della mancanza di sopravvivenza delle imprese del nord Italia fosse imputabile all’euro e alla Merkel, anziché alla pelosa burocrazia statale, alla spoliazione fiscale che con serrata cadenza quotidiana interessa le imprese, alla farraginosità della magistratura, a una scuola che non prepara adeguatamente al mondo del lavoro e, più in generale, a un clima culturale di odiosa diffidenza e invidia verso chi lavora e produce ricchezza.

Oggi più nessuno è quello che la storia ha fatto essere, a sinistra si organizzano cene da 1.000 euro con imprenditori per lisciare loro ben bene il pelo, mentre a destra ci si concentra sullo sgravare gli anziani per quanto riguarda dentiere e operazioni di cateratta, e quello che fu il partito nemico dell’Italia unita tanto da farne tremare le gambe anni addietro, ora si erge a paladino della stessa in funzione anti-immigrati e anti-Europa.

Non c’è più la ruspante passione, la genuina rozzezza, la verginità politico-istituzionale che permetteva anche di commettere errori senza per questo fosse scalfita la fiducia dei cittadini-elettori, il sogno di potersi “autodeterminare” o con un federalismo estremo o con una secessione territoriale nel nome della Padania.

È quel che resta della Lega Nord, un contenitore politico che, a parte fungere da ufficio di collocamento per pochi eletti, familiari e affini, non ha più nulla dentro per i cittadini del Nord; tanto varrebbe liquidarla e consegnarla ai libri di storia come l’ennesima incompiuta in un Paese, l’Italia, di per sé somma e contenitore di storie incompiute.

 

http://locatelliroberto.blogspot.it/



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