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Politica

CASO "LEGA NORD"/ Il 10% di voti con il "vuoto" intorno

La Lega Nord sta guadagnando sempre più consensi, come confermano gli ultimi sondaggi. Eppure si tratta di un partito che sembra aver perso le proprie origini. ROBERTO LOCATELLI

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Secondo gli ultimissimi sondaggi sulle intenzioni di voto degli italiani, la Lega Nord sta crescendo vertiginosamente, attestandosi oltre il 10% di consenso elettorale su scala nazionale, il che è sbalorditivo se si pensa che un anno fa quando l’attuale segretario Matteo Salvini venne eletto trovò un partito che a fatica raggiungeva il 3% a livello nazionale, e che alle elezioni europee della primavera scorsa si attestò al 6% di consensi su scala nazionale. Una crescita esponenziale che ha portato i media a identificare Salvini come “l’altro Matteo”, in antitesi all’attuale Premier Renzi, che può invece fregiarsi di essere semplicemente Matteo.

Ma proprio mentre questa crescita esponenziale parrebbe dare ragione alla linea politica e all’approccio mediatico di Salvini, in quest’ultimo anno con la segreteria di Salvini si celebra definitivamente il de profundis della Lega Nord come l’abbiamo conosciuta per quasi trent’anni.

C’era una volta in origine la Lega Lombarda, fondata nella prima metà degli anni Ottanta da Umberto Bossi, che, nel breve volgere di pochi anni, si affacciò sulla scena nazionale con una forza dirompente. All’epoca non c’erano internet e i social network, tutte le notizie politiche arrivavano ai cittadini-elettori filtrate da giornali (quotidiani e periodici) e televisioni lottizzate tra i maggiori partiti politici all’epoca sulla scena, quali Dc, Pci e Psi. Erano gli anni del Caf (Craxi-Andreotti-Forlani), del “pentapartito”, della spesa pubblica dissennata ma funzionale all’estensione della longa manus che i partiti operavano su pezzi sempre più grossi della società civile con finalità di voto di scambio con la conseguenza di portare il debito pubblico dal 60% al 120% Pil, della “Milano da bere” e delle tangenti che di lì a poco avrebbero terremotato l’intero emiciclo parlamentare.

La Lega Lombarda irruppe sulla scena politica in modo impetuoso: facendo un parallelismo canoro, si potrebbe dire che ebbe lo stesso impeto di Vasco Rossi nella musica italian; in un mondo dominato dai grandi cantautori schierati politicamente che continuavano a codificare la società esistente con temi legati alla “lotta di classe”, Vasco Rossi portò in musica il “disagio di vivere”, lo sballo e la rabbia della generazione post-sessantottina che si affacciava sulla scena sociale; ecco, la Lega Lombarda fu questo, squassò la classe politica esistente e sparigliò le carte di un mondo politico solo ideologicamente diviso e blaterante di tematiche e difesa degli “interessi di classe”, in realtà ben arroccata a difesa dei propri privilegi, del proprio potere e della propria impunità.

Al concetto ideologico di lotta di classe, contrappose il discrimine sociale, economico e politico legato alla dicotomia geografica Nord-Sud del Paese. Con la sola forza della militanza che volantinava, affiggeva volantini, faceva gazebo nei mercati e imbrattava i muri con slogan politici semplici e immediati, la Lega mieteva sempre più successo, non offriva all’elettorato una visione del mondo per classi contrapposte, bensì una visione di comunità, collettività, non una lotta politica basata sul censo, sul reddito, sul ruolo sociale, bensì declinato all’appartenenza territoriale, all’humus storico-culturale che un territorio sapeva esprimere e irraggiare poi in tutti gli aspetti del vivere civile, da quello economico a quello produttivo, da quello culturale a quello solidaristico-sociale.