BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

ASTENSIONE RECORD/ "Ho rifiutato di votare perché amo la mia Bologna"

Astensionismo record: in Emilia Romagna (al voto come la Calabria) è andato a votare solo il 32% degli aventi diritto. Partiti in allarme. Il commento di un elettore, PAOLO VALESIO

Infophoto Infophoto

Caro direttore,
ho già pubblicato, negli anni, un paio di articoli difendendo l'idea di votare scheda "bianca". Perché mi permetto di tornare sull'argomento? Perché questo tipo di voto, anche se è (in modo più o meno preciso, più o meno frettoloso) menzionato nelle statistiche, è per sua stessa natura un voto senza voce — dico, senza voce pubblica o istituzionale. Lascio ai giornalisti  specializzati e ai politologi la cura di commentare le statistiche sul cosiddetto astensionismo; e inoltre la cura di distinguere — distinzione importante — fra chi non si reca a votare, chi depone scheda bianca, e chi annulla la scheda; e mi limito ad abbozzare quella che è sostanzialmente una voce di diario — un "diario in pubblico".

Una voce di diario per dire due parole su un voto senza voce… Appunto: se la voce di una certa  visione (il voto-no) che in ultima analisi è inevitabilmente politica, non ha accesso alla politica nel senso tradizionale del termine, le resta solo la possibilità di un'espressione marginale: per esempio l'espressione apparentemente privata del diario. Ma nessun diario (non solo quello "pubblico", ma anche quello "intimo", anche quello "proibito" — vedi Quaderno proibito, il bel romanzo di Alba de Céspedes) è veramente e completamente privato. Tutt'al più è, come si diceva, marginale; di una marginalità che è anche quella della poesia — almeno, della poesia che non si lascia cooptare dal conformismo, pretendendosi "civile".

Inoltre, il diario ha anche la possibilità di esprimere le granularità, le più sottili sfumature diacroniche, della storia. Un voto-no in queste elezioni regionali, in questa regione (l'Emilia-Romagna), in questo mese e giorno autunnali (23 novembre 2014) ha un senso diverso da altri voti-no espressi in momenti e contesti precedenti o seguenti, e in ambiti geo-politici diversi. Certo, l'esperimento dell' individuazione ha qualche cosa di vertiginoso: dove ci si può fermare, in questo processo di particolarizzazione? Mi fermo all'esperimento in corpore vili.

Un individuo che sta rientrando pressoché definitivamente (l'umano non è mai definitivo) nella sua città natale, che sta faticosamente ritrovando quelle che si chiamano le "radici", e sta riabituandosi alla bruma bolognese, e sta tentando di riallacciare i rapporti con i pochissimi amici che forse gli sono rimasti — un individuo che in vita sua non ha mai tracciato un graffito, nemmeno sulla parete di un cesso, o strappato un avviso murale o un manifestino — entra nel seggio elettorale, legge le dettagliate istruzioni affisse al muro, "esibisce" (come suol dirsi) tessera elettorale e carta d'identità, ritira la scheda, entra nella cabina in cui è al riparo da ogni sguardo ("Dio ti vede, Stalin no", diceva uno slogan del 1948 che aveva impressionato lui bambino non ancora votante, e di cui adesso sente tutta la faziosità) — entra nella cabina in cui una cortina nera lo isola, permettendogli e in effetti richiedendogli raccoglimento; e traccia con una certa difficoltà (le matite elettorali sono sempre un po' spuntate) tre grandi "No" per essere sicuro di coprire tutto lo spazio disponibile sulla scheda.


COMMENTI
24/11/2014 - SFIDUCIA NELLE PERSONE (Daniele Ensini)

Chi non va a votare dichiarando di non "sentirsi" rappresentato, chi sta aspettando? Cosa si aspetta dalla politica come prassi? Si vota per una strada asfaltata in più o in meno, per un ospedale in più o in meno, per un asilo in più o in meno, per la qualità dei servizi etc. Il diritto alla rappresentanza, come ogni diritto, non è acquisito. Per i diritti ci vogliono persone attive, che non pretendano che questi si tramutino in rendite. Oggi c'è chi continua a pretendere il rispetto dei diritti attraverso l'applicazione di logiche corporative. Ciò succede perché c'è sfiducia (o non c'è interesse) nella democrazia delle persone, e temo che non si possa rimediare a ciò aspettando che dal cielo cadano nuove proposte.

 
24/11/2014 - La crisi della Politica Italiana e parte... (Di Tolve Vincenzo)

....della Chiesa è modello, se concede alla Sinistra il 41%? Voto: Domanda...col 40% di votanti, come si può gongolare con questa Democrazia, Libertà e Diritto ferito? Risposte: “ Non sarà che gli uomini che ci rappresentano le nostre Istituzioni dal 1° all'ultimo, hanno grosse responsabilità che viene voglia di spedirli in qualche Repubblica per raddrizzare le banane? Ergo: vala la pena offrigli lauti stipendi, vitalizi con la semplice alzata di mano sullo scranno diventati business? Tutti questi Onori, Valori e Credibilità hanno riscontro sinora, se il Popolo Italiano è stato violentato come Jeanne tanto che, i Padri oggi non sanno come affrontare il futuro per una Famiglia? Comunque, la colpa è anche di quei “coglioncelli che, per favori o affiliati” avendo benefici gli offrono potere fittizio con sbandamento della maggioranza eletta sì ma, non lascia ai Poteri forti come quelli Economici di scavalcare e surrogare il Parlamento, come ha fatto sinora il Potere Giudiziario & Sindacale visto che è minoranza nel Paese o si dovrebbe almeno superare il 50% più uno o rendere obbligatorio il voto e prendersi la responsabilità con Libertà nella cabina? http://vincenzoaliasilcontadino.wordpress.com/2014/11/24/la-crisi-della-politica-italiana-e-parte-della-chiesa-e-modello-se-concede-alla-sinistra-il-41/ http://vincenzoaliasilcontadino.blogspot.it/2014/11/la-crisi-della-politica-italiana-e.html