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ELEZIONI REGIONALI 2014/ Folli: l'astensione boccia il "nuovo" Partito di Renzi

Per STEFANO FOLLI, di fronte alla trasformazione del Pd in Partito della Nazione, il problema di Renzi è riuscire a operarla senza perdere il consenso dei vecchi gruppi

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

In sei mesi il Pd in Emilia-Romagna passa da 1 milione e 212.392 voti a soli 535.109. Confrontando i risultati netti delle Europee a livello regionale con le elezioni per il governatore l’effetto è impietoso, molto più che se si prendono in considerazione le percentuali. L’astensione alle stelle ha colpito al cuore l’elettorato di centrosinistra. Abbiamo chiesto un’analisi a Stefano Folli, editorialista di Repubblica.

 

Renzi dice che l’astensionismo è un problema secondario. Ha ragione?

Renzi punta l’attenzione sul fatto che ha vinto le Regionali e ha imposto i candidati del Pd come governatori. Però io penso che sbagli, perché l’affluenza alle urne e la difficoltà a ottenere i voti tradizionali non sono problemi secondari. Il piano di Renzi è sempre stato quello di prendere voti al di là del vecchio recinto della sinistra classica. Il problema però è che se per prendere i voti nuovi si perdono quelli vecchi, allora c’è da dubitare della bontà di questa strategia.

 

Che cosa ha sbagliato Renzi tra le Europee del 25 maggio e le Regionali del 23 novembre?

L’unico errore che vedo è che ha esagerato nella polemica contro il sindacato e contro i vecchi personaggi del Pd. Non c’era bisogno di umiliarli o mortificarli. Quella della sinistra italiana è una storia complessa. Renzi si è posto giustamente il problema di superare il potere di veto che certi gruppi e organizzazioni si erano arrogati. Ma superare il potere di veto non significa ignorare la complessità della storia italiana in cui il sindacato ha avuto e ha un ruolo.

 

E’ solo colpa di Renzi, o questo voto documenta anche che le Regioni sono screditate?

Non c’è dubbio che la responsabilità di Renzi in Emilia-Romagna è relativa, perché sono le istituzioni locali che hanno pagato il prezzo più alto. A pesare moltissimo sono stati un certo establishment troppo anchilosato che ha dato luogo a fenomeni scandalistici, la mancanza di un vero ricambio nella classe dirigente, il nuovo fenomeno della Lega nord. Renzi ha ragione quando dice che non può essere l’Emilia-Romagna a fermarlo. Ha torto quando dice che il fenomeno dell’astensione è irrilevante, perché a differenza degli Usa l’Italia ha una tradizione di affluenza alle urne molto elevata. Nel 1995 l’Emilia-Romagna aveva avuto un’affluenza dell’89,9%, ora è al 37,67%: questo definisce uno strappo molto pericoloso.

 

Renzi ha attribuito le colpe dell’astensione a Camusso e Landini. Ha ragione?


COMMENTI
26/11/2014 - Renzi (luisella martin)

Il problema, a parer mio, é gravissimo. Non si tratta di stabilire se e dove Renzi sbaglia: quello é un problema suo. Invece ha grande importanza vedere dove Renzi vuole andare e qual é la sua "mission": questo é un problema nostro, anzi é "il" problema! L'astensione dice chiaramente che le strategie per mantenere il potere, se pur mosse da buone intenzioni (la grave situazione economica ...)non interessano gli italiani "veri", quelli che si muovono senza una divisa di appartenenza. La scarsa importanza che il premier attribuisce all'astensione dice invece chiaramente che Renzi punta unicamente a promuovere se stesso e le sue idee. A lui l'opinione dei suoi concittadini non interessa: gli é sufficiente un minimo numero di voti per vincere, tenendo in scacco il suo partito e l'Italia. Altro che turarsi il naso!