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INTERGRUPPO/ Il non profit e quella falsa idea di sussidiarietà

Per RAFFAELLO VIGNALI (Ncd) il compito di una politica di vera sussidiarietà è creare spazi in cui l’iniziativa delle persone, singole e associate, sia riconosciuta, valorizzata e sostenuta

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Il Seminario annuale di Formazione dell’Intergruppo parlamentare per la Sussidiarietà è dedicato alla riforma del Terzo settore proposta dal Governo Renzi e ora in discussione alla Camera dei Deputati. Il titolo del seminario dice sinteticamente la posizione dell’Intergruppo: “Più società fa bene allo Stato”. Perché dedicare il nostro seminario annuale a questo tema, che non è tra quelli che riempiono le pagine dei nostri media in questo momento? Il secondo motivo è che il non profit non è un settore residuale, dopo Stato e mercato. Non lo è, non solo dal punto di vista sociale, ma anche dal punto di vista economico.

Dal punto di vista sociale, la numerosità e la varietà dei soggetti non profit costituisce una ricchezza straordinaria e invidiabile di creatività e di responsabilità nella pronta risposta ai bisogni. Dal punto di vista economico, è innegabile il notevole apporto di questo settore al Pil e all’occupazione. Va anche riconosciuto che negli ultimi 15 anni si è assistito ad una forte aumento della capacità gestionale da parte dei soggetti non profit e, infine, che esso costituisce uno dei pochi settori in crescita negli anni della crisi. Tutto ciò dovrebbe farci cambiare definizione del terzo settore: lo si dovrebbe chiamare “high profit”, proprio per la capacità di unire profitto sociale e profitto economico. Il terzo e ultimo motivo sta nel ruolo decisivo del non profit, in un’ottica di sussidiarietà compiuta, rispetto alla crisi del Welfare State. Il Welfare State tradizionale – lo stato assistenziale dalla culla alla tomba – non tiene più. Non tiene più perché era sbagliato concettualmente (lo Stato che provvede a tutti i bisogni dell’uomo) e i modelli concettualmente sbagliati perché utopistici inevitabilmente non riescono a tenere anche dal punto di vista della sostenibilità economica nel tempo.

Occorre passare a un nuovo modello di welfare, abbandonando il vecchio welfare statalistico e assistenzialistico per un nuovo welfare sussidiario e delle opportunità. Un welfare in cui il soggetto non sia passivo e da assistere, ma attivo e a cui sono date opportunità. Occorre dunque un nuovo modello e non solo per ragioni economiche: “ricorriamo al non profit perché lo Stato non ce la fa più con le risorse”; questa è una falsa sussidiarietà. Occorre, innanzitutto, una ragione culturale e ben più profonda: la forza di un Paese è il protagonismo dei suoi cittadini. Il compito di una politica di vera sussidiarietà è creare spazi in cui l’iniziativa delle persone – singole e, tanto più, associate – sia riconosciuta, valorizzata e sostenuta.


COMMENTI
28/11/2014 - articolo (ciro pica)

dopo il discorso di renzi sul fisco evasione tasse del 27.11 si ha poco da sperare. perche uno che non sa rivalorizzare le risorse nere nel paese ma le ritiene solo arma per uno scontro onesti e furbi, prodromo di argomento populista x campagna elettorale spicciola, fugurati cosa farà del terzo settore.