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CAOS SICILIA/ Crocetta-ter, governo da 7 milioni in più. Ma la carta igienica scarseggia

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Rosario Crocetta, governatore della Sicilia (Infophoto)  Rosario Crocetta, governatore della Sicilia (Infophoto)

Abbiamo poi: Vania Contrafatto, un magistrato della Procura di Palermo, che va all’assessorato all’Energia; Bruno Caruso è un giuslavorista che ricoprirà l’incarico di assessore al Lavoro; Cleo Li Calzi, esperta di fondi strutturali, servizio reso già nei precedenti governi Lombardo, va a riempire la casella del Turismo; a Maurizio Croce, geologo, è stato riservato l’assessorato Territorio e Ambiente; Antonio Purpura, docente universitario, esperto in economia del turismo, dovrà “accontentarsi” di gestire i Beni culturali; Marcella Castronovo, che è stata dirigente nella segreteria del Consiglio dei ministri, di origine catanese, andrà alla direzione dell’assessorato alla Funzione pubblica; Mariella Lo Bello, già segretaria provinciale della Cgil di Agrigento e assessore in un precedente governo Crocetta, dopo aver diretto la segreteria particolare dello stesso presidente, torna nel ruolo di assessore, per dirigere la Formazione professionale; Giovanni Pizzo, che è stato il capo della segreteria tecnica del precedente assessore alle Infrastrutture, ne continuerà l’opera nel medesimo assessorato; mentre l’avvocato penalista Nino Caleca si cimenterà con l’assessorato all’Agricoltura.

Ultimo posto, ma primo per importanza, il neo assessore all’Economia, Alessandro Baccei, inviato dal governo nazionale per “aiutare” la Sicilia a far quadrare i conti di un bilancio regionale in rosso ormai da molti anni. L’ingresso del “commissario inviato da Roma” è certamente il dato più innovativo di questo nuovo Governo, oltre alla “ritrovata concordia” tra Pd, le sue anime, Crocetta e gli altri partner della maggioranza. Crocetta ci ha tenuto a precisare che "Sono stato io a chiedere al governo nazionale di suggerire un nome. La scelta di Baccei è stata concordata. Per questo motivo non mi sento affatto commissariato”.

L’accordo trovato a Roma tra Crocetta e Renzi prevedrebbe un impegno del Governo ad aiutare la Sicilia a risanare il proprio bilancio attraverso un piano di rientro di numerosi lustri (forse 5 o 6) attraverso quello che oggi Baccei ha definito “Tagli agli sprechi e utilizzo dei risparmi per il lavoro e lo sviluppo”. Ma il nuovo assessore si troverà nella scomoda posizione di essere, per dirla in termini sindacali, “parte e controparte”. Infatti, nessuno nega che gran parte del debito regionale è frutto della gestione “spensierata” degli anni e dei decenni precedenti, ma tutti sanno che il barile non può essere raschiato oltre misura. Nessuna spending review, neppure la più rigorosa, può consentire in breve tempo il recupero dei tre miliardi di buco che sono oggi parte fondamentale del bilancio della Regione. Da quando alcuni giorni fa è stata resa nota la difficile situazione in cui versano gran parte della Regioni italiane, a causa dei tagli operati negli ultimi anni dai governi Monti, Letta e ora Renzi, la Sicilia si trova in buona compagnia con regioni insospettabili, come ad esempio, il Piemonte 



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COMMENTI
05/11/2014 - autonomia, che passione! (Claudio Baleani)

In sostanza l'autore sostiene che la Regione Sicilia dipende mani e piedi dallo Stato il quale è un pessimo pagatore. Ma allora l'idea stessa dell'autonomia forse non era così buona, visto che la Regione Sicilia in questi anni ha prodotto debiti, scarso sviluppo, servizi pubblici peggiori che altrove, occupazione (vera) scarsa, pubblico impiego elefantiaco e pretende che lo Stato paghi a prescindere dai risultati. Che vi sia in atto una centralizzazione è fuori da ogni dubbio. Le regioni Sicilia, Molise, Calabria, Campania, Puglia e Lazio sono in amministrazione controllata (e non ne usciranno mai) per sforamento della spesa sanitaria e nonostante la prosopopea della Costituzione non possono fare leggi se queste non vengono previamente autorizzate dalla ragioneria dello Stato e dagli amministratori straordinari. Non è lo Stato che è cattivo. E' che non ci possiamo permettere un ufficio che paga e uno che spende. Allora mi chiedo a che serve la Regione Sicilia. Oltre agli assessori, ai pomposi parlamentari siciliani che pretendono essere come i senatori della Repubblica, chi piangerebbe per la sua scomparsa? Possiamo fare un sondaggio. Basta che non lo organizza l'ufficio stampa della Regione.