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Politica

CAOS SICILIA/ Crocetta-ter, governo da 7 milioni in più. Ma la carta igienica scarseggia

Rosario Crocetta, governatore della Sicilia (Infophoto)Rosario Crocetta, governatore della Sicilia (Infophoto)

Ed ecco un sintetico resoconto della situazione siciliana. Nel 2013 il governo nazionale ha inviato in Sicilia 915 milioni di euro in meno. Quest’anno siamo giunti a 1 miliardo e 150 milioni di euro. In totale, quindi, circa 2 miliardi di euro in meno. Tutto questo mentre la stessa Regione siciliana presenta un indebitamento complessivo pari a circa 6,7 miliardi di euro. A complicare tutto ha pensato il presidente della Regione, Rosario Crocetta, che la scorsa estate ha siglato un accordo-capestro con il governo nazionale, rinunciando a contenziosi con lo Stato pari a circa 5,4 miliardi di euro. In cambio lo Stato si è impegnato a versare alla Regione 550 milioni di euro, che non sono mai arrivati. Più sinteticamente: lo Stato ha trattenuto in totale più di 2 miliardi; la Regione paga rate di mutui di un debito di circa 6,7 miliardi; il buco di quest’anno è di circa 3 miliardi. Per finire, lo Stato non ha ancora versato i 550 milioni di euro che si è impegnato a versare quest’anno.

Ovviamente la situazione contabile è più complessa, ma questi dati confermano che tutto il male non sta nel malgoverno degli ultimi anni. Siamo ormai in una deriva istituzionale che consente, anche ad esponenti di governo, di affermare serenamente che bisogna chiudere non solo le Provincie, ma anche le Regioni. Forse la Sicilia, in barba al suo statuto autonomistico, divenuto ormai un documento storico da studiare all’università, potrebbe essere la prima Regione in cui nei fatti governa lo Stato, anche se nella forma rimane apparentemente tutto com’è. Insomma una nuova forma di centralismo, ben celato sotto le forme del più tradizionale decentramento.

Nella terra del Gattopardo anche questa potrebbe essere definita una rivoluzione, seppur all’incontrario. Staremo a vedere. Prima di Natale sarà tutto più chiaro, speriamo ….. anche i conti dei siciliani.

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COMMENTI
05/11/2014 - autonomia, che passione! (Claudio Baleani)

In sostanza l'autore sostiene che la Regione Sicilia dipende mani e piedi dallo Stato il quale è un pessimo pagatore. Ma allora l'idea stessa dell'autonomia forse non era così buona, visto che la Regione Sicilia in questi anni ha prodotto debiti, scarso sviluppo, servizi pubblici peggiori che altrove, occupazione (vera) scarsa, pubblico impiego elefantiaco e pretende che lo Stato paghi a prescindere dai risultati. Che vi sia in atto una centralizzazione è fuori da ogni dubbio. Le regioni Sicilia, Molise, Calabria, Campania, Puglia e Lazio sono in amministrazione controllata (e non ne usciranno mai) per sforamento della spesa sanitaria e nonostante la prosopopea della Costituzione non possono fare leggi se queste non vengono previamente autorizzate dalla ragioneria dello Stato e dagli amministratori straordinari. Non è lo Stato che è cattivo. E' che non ci possiamo permettere un ufficio che paga e uno che spende. Allora mi chiedo a che serve la Regione Sicilia. Oltre agli assessori, ai pomposi parlamentari siciliani che pretendono essere come i senatori della Repubblica, chi piangerebbe per la sua scomparsa? Possiamo fare un sondaggio. Basta che non lo organizza l'ufficio stampa della Regione.