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Politica

DIETRO LE QUINTE/ Quirinale e riforme, i "no" di Renzi aiutano Berlusconi

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Logico quindi rispondere che non si discuterà di nulla sino alla firma delle dimissioni, e che si deve continuare secondo il calendario tracciato. E la minaccia di alcuni democratici di procedere senza Forza Italia (sulla base dei numeri della sola maggioranza) può valere per la legge elettorale, ma non per la revisione delle Costituzione, che impone quorum più elevati. Procedere a colpi di maggioranza sull'Italicum significherebbe compromettere tutto il resto. In sostanza, un'arma spuntata. 

L'ingorgo parlamentare di fine anno viene però paradossalmente in aiuto di Berlusconi. Entro dicembre ci sono da approvare sia la legge di stabilità, sia il Jobs Act. Per il resto il tempo scarseggia. Le riforme costituzionali dovrebbero approdare nell'aula di Montecitorio il 16 dicembre, ma la presidente Boldrini ha promesso un dibattito ampio, quindi non si chiuderà di sicuro prima di fine anno. Al Senato l'affollamento dei provvedimenti è ancora superiore (sia la riforma del lavoro che la manovra economica), e sarebbe già un successo se l'Italicum uscisse dalla commissione affari costituzionali che attualmente lo esamina. Se nel discorso di Capodanno, come credono in molti, il Capo dello Stato fisserà il timing della sua uscita di scena, di fatto Berlusconi avrà incassato il risultato atteso. Riforme e Quirinale finiranno per intrecciarsi fra loro. Le due partite dipenderanno l'una dall'altra. 

E su entrambe finirà per pesare anche lo spappolamento del Movimento 5 Stelle, che sembra arrivato vicino al punto di non ritorno. Se continuerà la sanguinosa resa dei conti interna a colpi di espulsioni, nel giro di poche settimane vi sarà un numero senza precedenti di parlamentari senza casa. Numeri sufficienti a costituire nuovi gruppi parlamentari sia alla Camera, sia al Senato. Di conseguenza gli scenari parlamentari potrebbero cambiare in maniera del tutto inattesa e, a oggi, anche difficilmente prevedibile.  

E', quindi, intorno al Quirinale che si giocherà la partita chiave del 2015. Solo dopo la soluzione del rebus del Colle si potrà capire il destino della legislatura. E a Renzi, in quanto leader del governo e del partito di maggioranza relativa, spetta l'onere della prima mossa. Che deve stare attentissimo a non sbagliare.

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