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SCIOPERO 12 DICEMBRE/ Polito: la vera minaccia per Renzi non è la Cgil ma il Pd

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Tutte e due le cose. Renzi attacca i sindacati da un lato perché hanno posizioni che lui ritiene socialmente conservatrici, in quanto si oppongono al cambiamento. Dall’altra il premier critica i sindacati anche per la semplice funzione che svolgono. Si è detto che Renzi punta a una disintermediazione della società, cioè a ridurre il peso di tutti quei poteri intermedi come le associazioni di imprenditori e lavoratori e la politica locale. Questi poteri in genere condizionano la decisione politica e trattano con il decisore politico. Nella battaglia di Renzi contro i sindacati c’è sia un aspetto di merito sia un aspetto “esistenziale”, per la funzione che svolgono politicamente nella società italiana.

 

Renzi rischia di perdere più voti andando contro i sindacati o per il caso Mafia Capitale?

Alla lunga il danno maggiore alla credibilità di Renzi come leader moderno e nuovo viene dagli scandali e dalla corruzione. Il Pd non è poi molto cambiato da quando c’è Renzi al comando, e comunque il segretario ha difficoltà a cambiarlo. E’ per questo che Renzi è corso ai ripari e ha annunciato dei provvedimenti drastici, perché ha capito il danno che Mafia Capitale può arrecare alla sua immagine e al suo consenso.

 

Da che cosa dipendono i consensi di Renzi?

Gli analisti parlano di effetto “Feel Good”: se la gente si sente soddisfatta e le cose vanno meglio per tutti, il governo se ne avvantaggia, ma se si continuano a ripetere le solite storie di corruttela, imbrogli, mafia e tangenti, si disamora anche nei confronti del tentativo di fare le riforme. Il vero rischio sul piano del consenso è legato quindi soprattutto alla situazione di Roma o dell’Emilia-Romagna.

 

Come vede invece la partita sull’Italicum 2.0?

Quella sulla legge elettorale è ancora una partita molto aperta e molto incerta. Nel corso di poche settimane abbiamo assistito a un cambiamento radicale dell’Italicum. Il premio di maggioranza va non più alla coalizione ma al partito, e quindi cambia completamente lo scenario politico. Si è detto che non si può andare a votare con due leggi diverse, e poi la Boschi ha rettificato dicendo che si può e che al Senato si voterebbe con il Consultellum. Quindi è uscita l’ipotesi del Mattarellum, come una sorta di minaccia nei confronti di Berlusconi e della stessa sinistra e maggioranza interna.

 

Che cosa significano questi cambiamenti per lo scenario politico complessivo?

Tutto questo fa capire quanto sia ancora confusa e aperta questa partita, e va aggiunta l’enorme complicazione rappresentata dall’elezione del nuovo presidente della Repubblica. Se le due cose anche temporalmente si intrecciano è evidente che tutti tenteranno di usare il voto sul presidente della Repubblica per ottenere contropartite sulla legge elettorale. Finché la legge elettorale non uscirà dall’imbuto dell’elezione del presidente, rimarrà una partita aperta.

 

(Pietro Vernizzi)



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